E’ ripreso questa mattina il “processo Schettino” rinviato lo scorso 9 luglio a causa dello sciopero nazionale degli avvocati. L’unico imputato, il Capitano Francesco Schettino è accusato di omicidio plurimo colposo, lesioni plurime colpose, naufragio per l’incidente all’Isola del Giglio che causò 32 morti, centinaia di feriti e ingenti danni.

La difesa dell’ormai ex capitano ha fatto sapere prima di entrare in aula di voler chiedere nuovamente il patteggiamento precedentemente respinto in sede di udienza preliminare, per una condanna a 3 anni e 5 mesi.

È strano che la mia nave, la Costa Concordia, sia ancora lì, ma non saprei…». Così, in una pausa del processo a Grosseto, ha commentato Schettino in relazione alle modalità e i tempi di recupero del relitto. A chi chiedeva, invece, se fosse tornato sull’isola del Giglio, Schettino non ha risposto e si è allontanato.

Riguardo la questione “inchino”, invece, secondo l’accusa: “Una cosa che va chiarita è che l’incidente della Costa Concordia non fu dovuto ad un cosiddetto «inchino», ma fu un piacere che il comandante Schettino volle fare a Tievoli (maitre di bordo, ndb), perchè i suoi familiari che vivono al Giglio assistessero al passaggio ultra ravvicinato sotto costa. Se fosse stato un inchino la nave sarebbe passata a 4-500 metri e non ci sarebbe stato il naufragio. Invece, Schettino anche per assecondare le richieste di Tievoli, andò vicinissimo portando la nave contro gli scogli“, conclude Verusio.

La vera protagonista di questa prima reale udienza, però, è stata però la moldava Domnica Cemortan, con la quale Francesco Schettino si accompagnava il giorno della tragedia. La ragazza tampinata da giornalisti e fotografi durante una pausa ha dichiarato ai microfoni: “Sono sorpresa che a questo processo ci sia un solo imputato, Francesco Schettino. Era alla guida di una nave, mica di un’automobile”, aggiungendo anche: “Spero che emerga tutta la verità, soprattutto per le vittime”.