Aggiornamento: In una nota, l’ufficio stampa della presidenza della Repubblica ha comunicato che: “Si è in attesa di conoscere il testo integrale dell’ordinanza di ammissione della testimonianza adottata dalla Corte di Assise di Palermo per valutarla nel massimo rispetto istituzionale“.

Notizia: Il presidente della Repubblica e il presidente del Senato dovranno deporre in tribunale, come testimoni. Si tratta del processo in corso a Palermo sulla trattativa Stato-mafia.

La corte d’Assise del capoluogo siciliano ha accolto la richiesta della Procura, fissando però dei limiti ben precisi per la deposizione di Giorgio Napolitano, che dovrà avvenire “nei soli limiti delle conoscenze del teste che potrebbero esulare dalle funzioni presidenziali e dalla riservatezza”.

Tali limiti sono stati stabiliti da una sentenza della Corte costituzionale del 4 dicembre 2012, alla quale il capo dello Stato aveva fatto ricorso contro le intercettazioni telefoniche raccolte dalla Procura palermitana di conversazioni tra lui e l’ex ministro dell’interno Nicola Mancino, attualmente imputato in questo processo. Napolitano lamentò che tali intercettazioni, violando la riservatezza delle comunicazioni, intralciavano lo svolgimento della funzione presidenziale, garantita dalla Costituzione. La Consulta diede ragione al presidente, ordinando la distruzione delle intercettazioni.

Napolitano (foto by InfoPhoto) verrà sentito sulle preoccupazioni che espresse il suo consigliere giuridico Loris D’Ambrosio, scomparso nel luglio 2012.

Pietro Grasso, presidente del Senato, verrà invece sentito sulle “richieste provenienti dall’odierno imputato Nicola Mancino aventi ad oggetto l’andamento delle indagini sulla trattativa”. Nell’epoca dei fatti Grasso era il procuratore nazionale antimafia.