UPDATE 20:00 – La Corte di Cassazione ha confermato le condanne definitive inflitte ai sei imputati nel processo. È stata dunque respinta la richiesta del Procuratore generale di annullare le condanne e di procedere a nuova determinazione delle pene, considerate troppo alte.

Il processo Thyssen, che oggi avrebbe dovuto giungere alle sue battute finali, potrebbe invece avere risvolti ancora molto lunghi. La Corte di Cassazione avrebbe dovuto pronunciarsi in modo definitivo sulle condanne inflitte ai sei imputati accusati del rogo nello stabilimento di Torino, in cui tra il 5 e il 6 dicembre 2007 morirono sette operai. I sei imputati nel processo Thyssen sono tutte le persone che avrebbero dovuto vigilare sulla sicurezza nello stabilimento: l’amministratore delegato Harald Espenhahn, i dirigenti Marco Pucci e Gerald Priegnitz, il membro del comitato esecutivo dell’azienda Daniele Moroni, l’ex direttore dello stabilimento Raffaele Salerno e il responsabile della sicurezza Cosimo Cafueri.

Il processo, che oggi avrebbe dovuto concludersi appunto, molto probabilmente non lo sarà affatto perché il Procuratore generale della Corte di Cassazione ha chiesto ‘l’annullamento con rinvio della sentenza che ha inflitto le condanne. Il motivo? Le pene comminate sarebbero troppo alte. Un responso che ha fatto scattare la rabbia dei familiari di Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino e Antonio Schiavone, i sette operai che quella notte persero la vita in un modo atroce, alcuni dopo lunga agonia subita.

Il processo Thyssen sembra davvero non riuscire a giungere ad una conclusione definitiva. In primo grado c’era stata una condanna per omicidio volontario, successivamente ridotto in omicidio colposo aggravato dalla colpa cosciente in appello. In Cassazione i giudici avevano poi sì confermato la responsabilità ma avevano annullato parzialmente la sentenza, ordinando ai giudici della Corte d’Appello di ricalcolare le pene. Cosa, quest’ultima, che è avvenuta nel processo d’appello bis.