Oggi è ripreso il processo a Massimo Bossetti per l’omicidio di Yara Gambirasio. Sono stati ascoltati – come nell’ultima udienza – quelli che hanno investigato sul caso. Oggi è stato il turno di Gianpaolo Bonafini, oggi capo di gabinetto della questura di Venezia e all’epoca dell’omicidio capo della Squadra mobile di Bergamo. Bonafini ha ricostruito le indagini che hanno portato all’identificazione del Dna di Massimo Bossetti.

Gli inquirenti sono partiti dall’ipotesi che l’assassino di Yara fosse “nato in quella zona, oppure vi viveva o la frequentava per motivi di lavoro“, perché il percorso che dall’impianto sportivo in cui Yara era scomparsa, e il campo di Chignolo d’Isola in cui è stato ritrovato il suo corpo “non è lineare” e contempla “strade secondarie” che presuppongono una conoscenza approfondita di quei luoghi. Per questo le  indagini partirono da 800 dipendenti delle 14 aziende nei pressi del campo. Il passo successivo fu quello di prendere in esame la vicina discoteca Sabbie Mobili. Gli inquirenti analizzarono 31.000 clienti tesserati e tra questi fissarono la loro attenzione in particolare su uno rosa di 476 persone ai quali fu anche prelevato il Dna. Il 21 ottobre del 2011 la Polizia scientifica rilevò che uno di questi Dna era compatibile con quello ritrovato sugli slip di Yara. Apparteneva a Damiano Guerinoni - per sua fortuna quest’uomo aveva un’alibi, perché il giorno dell’omicidio si trovava all’estero. Grazie a lui fu possibile risalire a Giuseppe Guerinoni, l’autista di autobus morto nel 1999 e che le indagini appurarono poi essere padre naturale di Massimo Bossetti.