Ieri i legali del muratore di Mapello hanno richiesto i domiciliari per Bossetti – è la seconda a processo già avviato, e la nona in totale. Secondo l’avvocato Paolo Camporininon si può ancorare la misura cautelare alla sola gravità del fatto contestato. Viene ribadito che il carcere deve essere l’estrema ratio e che è prevista la possibilità dei domiciliari con il braccialetto elettronico. Il giudice deve motivare il perché tiene in carcere una persona anziché concedere i domiciliari“.

La legge stabilisce che debba essere disposta la custodia in carcere se, insieme al presupposto della gravità indiziaria – nel caso di Massimo Bossetti pesa il Dna -, sussiste almeno uno tra i seguenti elementi: il pericolo di fuga, l’inquinamento probatorio o ancora la reiterazione del reato. Il parere del pm Letizia Ruggeri su tale mossa della difesa è stato negativo: “Nulla è cambiato rispetto alle esigenze cautelari così come sono state valutate nelle precedenti otto decisioni, tutte contro la scarcerazione. La nuova legge? L’ultimo pronunciamento della Cassazione è successivo all’emanazione, quindi la Suprema Corte ne ha giù tenuto conto. Il pericolo di reiterazione non è stato valutato in astratto ma in concreto, sullo specifico fatto contestato e sullo specifico imputato. Bossetti conduceva una vita monacale tutta casa e lavoro? Bene, questo non gli ha impedito di commettere il reato in imputazione. Il tempo già trascorso in carcere? Diciotto mesi sono pochi rispetto alla gravità del fatto contestato“.

Uno dei legali dei genitori di Yara Gambirasio, l’avvocato Enrico Pelillo, è stato ancora più duro: “Concordo con le osservazioni del pm e a questo punto penso che una parola la debba dire anche chi rappresenta la parte civile. Penso che si sia avanzata un’istanza che vuole sfruttare il clima natalizio e ora capisco perché l’imputato ha parlato solo ora, mentre era rimasto impassibile quando furono mostrate le immagini della vittima. Sono rimasto sconvolto quando ho sentito dire che per l’imputato c’è “solo” il pericolo di reiterazione del reato. Se è vero che di moglie ce n’è una sola di tredicenni in giro ce ne sono tante. Mi dispiace che il riserbo e il pudore dei Gambirasio vengano male interpretati. È vero, l’imputato e Yara sono in due mondi diversi: perché il primo è vivo e la bambina è al Creatore“.

Gli otto giudici della Corte d’Assise di Bergamo hanno trascorso il pomeriggio di lunedì e la mattina di martedì in camera di consiglio. Alla fine la loro decisione ha seguito i precedenti e quindi è stata respinta in mattinata la richiesta di domiciliari per Bossetti. Sulla decisione della Corte, questo è stato il commento dell’avvocato Salvagni – uno dei difensori di Bossetti -: “Se non fosse stato un processo mediatico quale è, Bossetti sarebbe stato libero da un pezzo. Un po’ ci speravamo, non so ancora la reazione di Massimo Bossetti: è possibile che neppure lui ci facesse tanto affidamento“.