Continua alla Corte di Assise di Bergamo il processo per l’omicidio di Yara Gambirasio. Nell’udienza sono stati ricostruiti i risultati relativi all’esame dei tabulati telefonici di Massimo Bossetti, grazie alla testimonianza di Giuseppe Gatti, maresciallo dei Ros di Brescia, e di Riccardo Ponzone, il maggiore dei carabinieri che ha effettuato l’arresto del presunto assassino il 16 giugno dell’anno scorso nel cantiere di Seriate: “Simulammo un intervento per verificare la presenza di lavoratori in nero tutti rimasero fermi, stupiti. L’unico che manifestò preoccupazione e si mosse, lungo il ponteggio, fu il signor Bossetti“.

Tra il 10 settembre del 2010 ed il 30 maggio del 2011, sono state esaminate 118.000 utenze telefoniche – tutti i cellulari che hanno agganciato le tre celle considerate utili dagli investigatori – sono quelle legate alla zona della palestra (dov’è stata vista per l’ultima volta Yara) ed al tragitto fino al campo di Chignolo (dove fu ritrovato il corpo della povera ragazza). Quali sono i risultati di questo lavoro ciclopico? Il 26 novembre, il cellulare di Bossetti ha agganciato la stessa cella telefonica a cui si è collegato anche il telefonino di Yara Gambirasio. La settimana successiva il muratore di Mapello non ha telefonato o inviato un sms alla moglie – che comunque non ha più utilizzato il suo telefonino fino al giorno dopo la scomparsa di Yara.

Al processo Yara, gli investigatori hanno anche ripercorso le telefonate tra i componenti della famiglia Bossetti il 26 luglio del 2012. Si tratta di una data significativa, quella in cui la madre di Bossetti, Ester Arzuffi, ha ricevuto la convocazione in Questura per il prelievo del Dna – che sarebbe avvenuto poi il giorno successivo. Giuseppe Gatti ha confermato che quel giorno, nel giro di un’ora, ci sono state diverse telefonate tra la donna ed i suoi figli.