Luca Telese sta seguendo per il quotidiano Libero il processo a Massimo Bossetti, l’uomo accusato di aver ucciso Yara Gambirasio – e per questo arrestato nel giugno 2014. Oggi sul giornale è apparso un articolo che racconta come in aula l’ex-capo della squadra mobile di Bergamo – si chiama Gianpaolo Bonafini – abbia ammesso che gli inquirenti avrebbero potuto arrivare un paio di anni prima all’arresto di Massimo Bossetti se non avessero fatto un grosso errore.

La prima parte della storia ve l’abbiamo raccontata in un post di qualche giorno fa sul processo Yara: incrociando gli iscritti della discoteca Sabbie mobili con gli abitanti di Brembate di sopra sono arrivati ad una rosa di 476 nomi, tra cui c’era quello di Damiano Guerinoni, il nipote del padre naturale di Massimo Bossetti, l’autista Giuseppe Guerinoni, è anche l’uomo che ha permesso di indirizzare le indagini in una direzione precisa, perché il suo Dna era compatibile con quello ritrovato sugli slip di Yara Gambirasio.

Visto che nessun Guerinoni poteva essere collegato al delitto, gli inquirenti hanno iniziato a cercare un figlio naturale di Giuseppe Guerinoni – di quest’uomo è stato ricostruito il Dna, grazie alla saliva dell’uomo trovata su una cartolina ed una marca da bollo, e il confronto con quello di Ignoto numero 1 ha mostrato che si trattava dela padre del sospettato. A questo punto gli investigatori sono andati in cerca di tutte le donne che avrebbe potuto incontrare Giuseppe Guerinoni e che vivono o vivevano nella zona del delitto. Procedendo in questo modo gli investigatori erano arrivati alla madre di Massimo Bossetti – la signora Ester Arzuffi – già nel 2012. A questo punto della storia arriva l’errore che ha fatto perdere anni agli inquirenti: a quanto sembra il Dna della donna non è stato confrontato con quello del sospettato – ovvero Ignoto numero uno – ma con quello della madre di Yara.

Fonte Libero