Lo abbiamo fatto tutti più di una volta nella vita, lo facciamo soprattutto ogni volta che dobbiamo fare qualcosa di impegnativo che non ci va proprio tanto giù. Quando dobbiamo metterci a dieta, iscriverci in palestra, andare a trovare la suocera. Si tratta di

PROCRASTINARE: rimandare al domani con lo scopo di temporeggiare o, addirittura, di non fare ciò che si dovrebbe.

La rassegna dei grandi procrastinatori della storia è immensa. Scrivendo a Lalla Romano, Italo Calvino le rivelava l’espediente per ottenere la quarta di copertina dal funzionario editoriale svogliato Elio Vittorini: «Lui ha una certa pigrizia per questo lavoro e trova sempre delle scuse per rimandarlo: per esempio che non ha i dati degli autori. Tu telefonagli, dagli i dati, telefonagli ancora per sollecitarlo. Ridettagli i dati che nel frattempo avrà perso. A un certo punto ti dirà che ha scritto tutto. Guarda che non è vero, perché lui dice spesso bugie (…). Tu devi insistere finché si decide a farlo».

In genere, però, si tratta di ritardatari per nevrosi: la letteratura ne offre una gamma infinita. Alessandro Manzoni si mise al lavoro nel 1821 sul Fermo e Lucia , ne annunciò l’uscita due anni dopo, ma di promessa in promessa il romanzo sarebbe uscito nel ’27 con un titolo diverso, I promessi sposi , rielaborato fino all’edizione definitiva del ’40.

Carlo Emilio Gadda è un altro maestro del rinvio: pubblicò parti del Pasticciaccio su rivista nel 1944 e Livio Garzanti nel ’57 dovette strappargli dalle mani il romanzo anche se era incompiuto pur di vederlo uscire (un «coitus interruptus», secondo il critico Cesare Garboli). Nel cinema c’è addirittura un’opera annunciatissima per anni e mai realizzata: il Viaggio di Mastorna di Fellini.

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