Non svela per chi ha votato alle primarie ma confessa di avere apprezzato il modo in cui Matteo Renzi ha gestito la sconfitta al ballottaggio di domenica scorsa. “La politica è fatta anche di questi momenti e bisogna saperli gestire” ha detto Romano Prodi (foto Infophoto) in una intervista al Corriere della Sera. E coglie l’occasione per rilanciare il motto renziano del “ricambio generazionale”.

L’ex presidente del Consiglio si è definito “uno dei principali sostenitori” e “orgoglioso” delle primarie del Pd, per la cui riuscita ammette di essersi impegnato molto. Si tratta, le ha definite Prodi, di “un’importante evoluzione della democrazia” che mette l’Italia “all’avanguardia” in Europa, seguita dalla Francia e presto anche dalla Germania.

Per il sindaco di Firenze, l’ex premier vede un ruolo importante nel futuro del partito. “Considerando l’età e l’impostazione che ha dato alla sua campagna, Renzi ha un futuro davanti a sé – spiega Prodi -. Ha creato una squadra nel territorio, un serbatoio di energie che, se bene utilizzato, non potrà che dare vitalità al partito”. Non certo “un problema”, ma un candidato che ha giocato al meglio la sua partita, seguito da “una parte significativa dell’elettorato” anche se ”ho l’impressione che le polemiche dell’ultima settimana non siano state apprezzate dalla maggioranza degli elettori del centrosinistra”.

Ottime parole anche per Bersani, ovviamente, che con Prodi ha lavorato insieme sin dal 2006. “È stato capace di interpretare i tormenti e i nodi che assillano il Paese, dando alle primarie un profilo ricco di contenuti” secondo Prodi, che gli riconosce di aver condotto “una battaglia personale molto coraggiosa” che gli ha dato “gli strumenti” per un ampio rinnovamento del partito.

Rottamare la vecchia classe politica? Romano Prodi preferisce parlare di “riformare” e sottolinea che ”il ricambio generazionale è necessario” ma “deve partire dal basso” pere creare una nuova classe dirigente. Magari con primarie di collegio e una riforma elettorale “che restituisca voce ai cittadini”. Anche perché, assicura l’ex leader dell’Ulivo, il ritorno di Berlusconi è dietro l’angolo. “Si è messo in un angolo e aspetta di vedere cosa più gli conviene fare. Non se n’è andato”.