Si chiama Stefano Rho, ha 43 anni, ed è il padre di tre figli. Oggi scriviamo di lui perché ha perso il suo lavoro di professore di filosofia per una sciocchezza accaduta 11 anni prima. La sera di Ferragosto del 2005, insieme ad un amico, decide di andare ad ad Averara, paesino dell’alta Val Brembana. Nella locale sagra bevono una birra e fanno quattro chiacchiere. Ad un certo punto i due sentono il bisogno di andare in bagno, ma ormai è tutto chiuso, così i due decidono di fare pipì in un cespuglio.

Peccato che proprio in quel momento passano i carabinieri che identificano i due e li rimproverano. Loro credono che la questione finisca lì, ma purtroppo non è così, perché un anno dopo i due amici si ritrovano davanti al giudice di pace di Zogno con l’accusa di atti contrari alla pubblica decenza e vengono condannati al pagamento di 200 euro di multa. Qualche anno dopo – esattamente il 2 settembre 2013 – Stefano firma per il ministero dell’Istruzione un’autodichiarazione in cui dichiara “di non aver riportato condanne penali e di non essere destinatario di provvedimenti che riguardano l’applicazione di misure di sicurezza e di misure di prevenzione, di decisioni civili e di provvedimenti amministrativi scritti del Casellario giudiziario”. Tre mesi dopo il dirigente scolastico lo convoca e gli comunica che, a seguito di un controllo, è risultato “destinatario di un decreto penale passato in giudicato” e gli chiede spiegazioni.

A seguito delle spiegazioni ricevute dal professore, il preside decide di sanzionare Rho con la semplice censura, visto che “se anche il prof. Rho avesse correttamente dichiarato le condanne avute, le stesse non avrebbero inciso sui requisiti di accesso al pubblico impiego“. Purtroppo la storia non finisce qui perché la Corte dei conti si esprime sul caso affermando che il professore va licenziato anche se il tipo di condanna non prevede l’iscrizione nella fedina penale e non è un motivo ostativo all’assunzione. E così viene licenziato l’11 gennaio 2016, dopo essere stato assunto definitivamente il 24 novembre 2015.

La storia di Stefano Rho sta facendo discutere tutta Italia, in meno di 24 ore è nato un gruppo Facebook a solidarietà, una petizione su Change.org, e pure un onorevole del Partito Democratico – si chiama Antonio Misiani – ha promesso di presentare un’interrogazione parlamentare sulla vicenda. Vedremo gli sviluppi.

È una vicenda paradossale e assurda. Presenterò al più presto un’interrogazione parlamentare per chiedere tutti i chiarimenti e gli interventi necessari alla ministra della pubblica istruzione.

Pubblicato da Antonio Misiani su Giovedì 4 febbraio 2016