Si annunciano tempi duri (come se quelli attuali fossero una delizia) per i profughi siriani, o perlomeno per quelli che si trovano negli Stati Uniti. Il candidato repubblicano alle presidenziali del 2016, il celebre multimilionario a nome Donald Trump, ha infatti lanciato da Keene, New Hampshire, una promessa elettorale che suona come una minaccia per quei poveri cristi: “Se vinco le elezioni, torneranno tutti a casa loro“. E a giustificare l’allarme, condito da un lessico leghista estemporaneo, c’è il solito motivo: il terrorismo, dal momento che da queste parti l’11 settembre non è mai realmente finito.

Non accetteremo mai un esercito di 200mila persone che non sappiamo chi siano, potrebbero essere membri dell’ISIS. Non so, avete mai visto una migrazione come questa? Sono tutti uomini e sembrano tipi forti, e le donne sono poche. E io mi chiedo: perché non restano nel loro paese per salvarlo? Perché scappano in Europa?“, conclude Trump, apparentemente convinto che quella gente stia davvero scappando perché fondamentalmente vigliacca o collusa con l’ISIS, e non perché disperata. Tra l’altro, la sparata del futuro possibile presidente americano è in leggera controtendenza rispetto a quanto da lui stesso dichiarato non più tardi di qualche settimana fa, nel corso di un’intervista concessa a Fox News. “Nonostante i migranti possono costituire un rischio per la sicurezza, l’America dovrebbe permettere ai rifugiati siriani di venire. Odio questa idea ma, ragionando dal punto di vista umanitario e con quello che sta succedendo, bisogna farlo“. Anche se, a dire il vero, sono queste dichiarazioni concilianti a rappresentare un’eccezione nella campagna elettorale del bizzarro riccastro, recentemente messo in croce dalla stampa americana per aver accusato gli immigrati messicani di essere “spacciatori, criminali e stupratori“.

Il Segretario di Stato americano John Kerry ha già annunciato di voler alzare la quota di immigrati da accogliere da 70mila a 85mila nel 2016, con l’obiettivo di portarla a 100mila nel 2017.