Le indagini della Questura di Roma hanno portato alla luce un vasto giro di prostituzione nella capitale legato all’immigrazione clandestina e all’arresto di sette persone, facenti parte di un’organizzazione criminale che portava ragazze dalla Nigeria allo scopo di sfruttarle sessualmente.

Tra i reati contestati ai sette nigeriani portati in carcere ci sono l’associazione a delinquere finalizzata al reclutamento, all’induzione e allo sfruttamento della prostituzione (anche di tipo minorile), nonché la rapina e il procurato aborto di persona non consenziente.

L’attività investigativa ha infatti scoperchiato storie terribili come quella di una donna costretta ad assumere farmaci e alcol per interrompere una gravidanza, dopo che questa era rimasta incinta di un cliente.

Secondo le testimonianze delle donne liberate la falsa promessa iniziale con le quali venivano convinte a partire era quella di un lavoro regolare da parte di una donna che collaborava con la banda criminale.

Dopo aver accettato le future prostitute venivano consegnate a un loro connazionale che le scortava fino in Libia, dove poi venivano imbarcate insieme ad altri clandestini, arrivando infine nei pressi di Lampedusa.

Tra i tanti metodi coercitivi c’era anche il ricorso a riti voodoo per spaventare le ragazze e costringerle a rimanere fedeli all’organizzazione dandosi da fare per restituire il denaro prestato per il viaggio. Una volta a Roma le ragazze, circa una ventina, finivano per strada a prostituirsi in zone periferiche come la Salaria, la Flaminia e la Palmiro Togliatti.