Dalla Cgil è arrivato oggi un allarme molto preoccupante, in particolare per tutti gli impiegati delle Province. Sembra infatti che in molte province italiane a partire dal prossimo mese i soldi per pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici possano finire. Un problema che potrebbe creare parecchie polemiche a livello politico tra governo e opposizioni.

L’allarme riguardante le Province è stato lanciato quest’oggi da Michele Gentile, il responsabile dei Settori Pubblici della Cgil, che ha dichiarato: “C’è il forte rischio che da giugno i dipendenti delle province non prendano più lo stipendio, visti i tagli della legge di Stabilità e i ritardi, lo stallo nel ricollocare gli esuberi derivanti dalla legge Delrio”.

Michele Gentile della Cgil parla inoltre dell’operazione mobilità che sarebbe dovuta partire il 31 marzo scorso e avrebbe dovuto riguardare i circa 20 mila dipendenti considerati eccedenti all’interno dell’amministazione pubblica delle Province, ma che non è avvenuta. Gentile dice che è: “Un’operazione che doveva partire a inizio anno e che è invece è stata bloccata”.

Le cause di questo blocco? Secondo il responsabile dei Settori Pubblici della Cgil sono: “l’inerzia del governo, le lentezze delle regioni e i tagli della legge di stabilità 2015.” Gentile aggiunge inoltre che: “Non sono uscite le tabelle di equiparazione, non c’è il decreto sui criteri di mobilità, se le leggi regionali sono state varate non lo sono ancora tutti i procedimenti attuativi, restano i nodi sui centri per l’impiego e la polizia provinciale.” Questo “mentre si fanno sentire gli effetti dei tagli sulle risorse destinate alle Province. Effetti spaventosi. Un miliardo per il 2015, due miliardi per il 2016 e tre miliardi per il 2017”.

Già negli scorsi giorni, durante la protesta in piazza Santi Apostoli a Roma, la leader della Cgil Susanna Camusso aveva denunciato questi tagli alle Province: “Non è mettendo in difficoltà i servizi, e maltrattando i lavoratori, che si taglia la spesa e si tagliano gli sprechi. Qui si tagliano i servizi ai cittadini. A tutt’oggi non è chiaro dove vanno le funzioni delle province. Alcuni parlano delle leggi regionali. Altri parlano della città metropolitane, ma siamo nella condizione a oggi che i servizi che fanno le province, come la manutenzione delle scuole o il servizio di riscaldamento, non si capisce a chi vanno”.