Tra tutti gli esopianeti scoperto Proxima B può essere considerato il più simile e vicino alla Terra: le temperature permettono l’acqua allo stato liquido. La grande novità è rappresentata dalla vicinanza di questo nuovo pianeta con la Terra infatti Proxima B, così si chiama il pianeta roccioso, orbita intorno a Proxima Centauri la stella più vicina al Sole a circa 4 anni luce dal Sistema Solare.

Il pianeta roccioso Proxima B è del tutto simile alla Terra avendo una massa 1,3 volte superiore a  quella del nostro pianeta e la sua temperatura fa si che potenzialmente potrebbe esserci la presenza di acqua allo stato liquido in superficie.

L’orbita completa della Terra intorno al Sole è di 365 giorni mentre Proxima B impera appena 11,2 giorni a compiere il giro intorno al suo sole che è la stella Proxima Centauri. Il pianeta infatti si trova molto vicino, circa 7,3 milioni di chilometri, alla sua stella mentre la Terra si trova a 150 milioni di chilometri dal Sole.

Proxima Centauri è una stella poco luminosa e debole rispetto al nostro Sole, essendo una nana rossa, e di conseguenza Proxima B riceva 2/3 della luce rispetto alla Terra. Seppur molto vicine, essendo Proxima Centauri meno forte del Sole, fa si che il pianeta possa potenzialmente essere in una zona abitabile con presenza di acqua in superficie almeno nella parte sempre esposta verso al stella.

La notizia di questa scoperta è apparsa sulla rivista Nature ed è stata data dall’equipe Guillem Anglada-Escudé della Queen Mary University (Londra, Regno Unito), che ha intersecato le misure raccolte da due telescopi dello European Southern Observatory (Eso) tra il 2000 e il 2014 e altre osservazioni raccolte nel periodo gennaio-marzo 2016.

Nell’articolo di Nature Artie Hazas scrive:“Nei prossimi secoli, certamente il genere umano potrebbe provare a esplorare il pianeta con dei robot. Proxima Centauri vivrà centinaia o migliaia di volte più del nostro Sole. Quindi, eventuali forme di vita sul pianeta [o la nostra, nel caso decidessimo di trasferirci lassù, nda], potrebbero evolversi a lungo anche dopo lo spegnimento del Sole”.

Serviranno ora altre analisi per determinare meglio le caratteristiche di questo esopianeta ma questa scoperta rivela i grandissimi progressi che l’esplorazione spaziale e la ricerca astronomica hanno compiuto negli ultimi 20 anni.