A parlare per la prima volta è il capostazione di Andria, Vito Piccarreta che non si dà pace per quello che è successo. Un disastro ferroviario che ha portato alla morte di 23 persone ferendone oltre 50. Uno scontro tra treni che andavano a 100 chilometri orari e che si sono scontrati in curva. Cosa non ha funzionato? Chi ha sbagliato? Mentre la Procura indaga per far luce sull’accaduto, interviene il capostazione che ai cronisti dice: “In questa storia anche noi siamo delle vittime, siamo disperati ma un solo errore non può aver causato tutto questo”.

Non può essere stato soltanto un errore umano. Deve esserci dell’altro. Secondo un investigatore “il problema non è il binario unico perché in Italia la maggior parte dei treni viaggiano su un binario unico”: “Il problema è il sistema di controllo che ovunque è automatizzato tranne che qui” aggiunge. La responsabilità, dunque, è dei capistazione e dei macchinisti che devono fare tutto da soli.

Il capostazione: “Sono una vittima”

Il capostazione ammette: “E’ vero, quel treno non doveva partire e quella paletta l’ho alzata io. Non sapevo che da Corato stesse arrivando un altro treno e per questo ho dato il via libera”. In quella maledetta giornata alcuni treni avrebbero portato ritardo, era stata prevista l’aggiunta di un altro treno e in quell’arco temporale sarebbero dovuti arrivare ben tre treni. “E’ stata una giornata particolare ma quello che è successo è troppo” aggiunge.

“So che ora se la prenderanno tutti con noi. Mio marito è il capro espiatorio perfetto. Ma non è giusto: è un lavoratore serio, in questi anni ha fatto sempre e soltanto il suo dovere. Questa è una tragedia troppo grande per noi. E’ un lutto, abbiate rispetto del nostro dolore” dice la moglie del capostazione.

Intanto in Puglia si è tenuto un vertice in Prefettura con il Premier Matteo Renzi che si è recato sui luoghi del disastro per capire meglio cosa è accaduto. Continuano le indagini della Procura ma i familiari delle vittime non si danno pace e non accettano l’idea che i propri cari siano morti così, in uno scontro tra treni, schiacciati dalle lamiere di quel convoglio dell’orrore. Forse per un guasto tecnico, forse per un errore umano. Una fine atroce per 23 di loro che non ce l’hanno fatta. E poi ci sono le storie di speranza: l’anziano signore salvato dalla moglie che ha scavato tra le macerie a piedi scalzi e il piccolo Samuele tranquillizzato dai vigili del fuoco che gli hanno mostrato, durante il salvataggio, i cartoni animati sul telefonino.