Mentre si piangono ancora le vittime del pauroso incidente ferroviario avvenuto in Puglia nella giornata di ieri, nella zona tra Corato e Andria, la macchina dei soccorsi e quella investigativa non si ferma, dovendo occuparsi di chi non c’è più e di chi dovrà rispondere della tragedia.

Sono ventisette i morti finora accertati, e più di cinquanta i feriti nel violento scontro fra i due treni, ma purtroppo le gravi condizioni di alcuni dei sopravvissuti potrebbero fare aumentare il triste bilancio.

Tuttavia si continua a scavare tra le macerie e le lamiere dei mezzi delle Ferrovie del Nord barese, anche perché l’assenza di una lista dei passeggeri rende incerto il computo delle vittime: solo a completamento dei lavori si potrà infatti stilare un elenco completo e definitivo dei morti. Purtroppo sono stati ritrovati alcuni resti umani tra i rottami delle locomotive, e la cinica speranza è che si tratti di parte delle salme già recuperate.

Delle 27 vittime accertate 23 sono state identificate dai familiari, mentre rimangono quattro corpi a cui dare un nome, tra i quali potrebbero esserci degli stranieri. In questo senso le autorità stanno contattando le varie ambasciate dislocate sul territorio per recuperare informazioni importanti.

L’obitorio del Policlinico di Bari è stato teatro questa mattina del penoso processo di riconoscimento e ricongiungimento tra morti e famigliari, reso ancora più arduo dalle pessime condizioni di alcuni cadaveri.

Nel frattempo la Polfer di Bari è riuscita nell’impresa di individuare la scatola nera del convoglio che arrivava da Bari, uno strumento importante per determinare le cause dell’incidente, avendo registrato velocità e movimenti prima dell’impatto. Distrutta invece l’analoga scatola nera del treno proveniente da Barletta.

Al momento le ipotesi più probabili sulle cause dell’incidente avvenuto in Puglia riguardano un errore di segnalazione della partenza, con conseguente via libera a un treno fermo in stazione, provocato da un leggero ritardo dell’altro treno.