Non hanno dubbi i pm che indagano sul disastro ferroviario avvenuto in Puglia che ha portato alla morte di 23 persone ferendone oltre 50. Nel fascicolo aperto dalla Procura le ipotesi di reato sono disastro ferroviario colposo e omicidio colposo plurimo: ad essere accusati dello scontro tra i due treni sono i capistazione Vito Piccaretta (che era in servizio ad Andria) e Alessio Porcelli (in servizio a Corato). Piccaretta, ai cronisti, ha detto di essere lui stesso “una vittima” e che quella paletta l’avrebbe alzata.

Le informazioni di garanzia sono già state notificate alla vigilia delle autopsie sui corpi sia dei due macchinisti che del capotreno. L’accusa, dunque, è di aver cagionato l’incidente ferroviario provocando “il decesso di 23 persone e il ferimento di altri 50 passeggeri”. L’atto è stato predisposto dal pubblico ministero di Trani Simona Merra che sta indagando sul disastro ferroviario. “Parlare di un errore umano è corretto ma assolutamente riduttivo” ha spiegato il procuratore di Trani, Francesco Giannella, che sta provando a far luce sull’accaduto.

Mattarella: “Andremo fino in fondo”

“Vi prometto giustizia: andremo fino in fondo”, queste le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che è approdato in Puglia e ha fatto visita ad alcuni feriti al Policlinico di Bari. A riferire delle parole di Mattarella è stato Giuseppe Castellano, figlio di Enrico, morto nell’impatto tra i due treni in Puglia. “La richiesta di giustizia è arrivata da tutti noi, anche da parte mia [...] Fino a sabato è il momento del dolore, poi verrà il momento della verità e quello della giustizia” ha aggiunto il sindaco di Bari, Antonio Decaro.

Per sabato mattina, alle ore 11, sono previsti i funerali di (quasi) tutte le vittime del terribile scontro tra i due treni. Uno scontro che non sono riusciti ad evitare proprio perché i due treni si trovavano in curva ad una velocità di circa 100 chilometri orari. Uno scontro dovuto forse ad un errore umano. Uno scontro che ha ucciso 23 persone ferendone oltre 50. Una strage nella quale qualcuno è riuscito a salvarsi in extremis: è il caso del piccolo Samuele, estratto vivo dalle macerie dai vigili del fuoco che lo hanno distratto e tranquillizzato facendogli vedere i cartoni animati. Ma c’è anche l’anziano signore salvato da una coraggiosa moglie, più grande di lui che, sfidando lo shock, la paura e i corpi dilaniati sull’asfalto, lo ha cercato senza sosta, lo ha trovato e infine l’ha salvato. A piedi scalzi, in nome dell’amore che – da anni – la lega al marito.