Dieci anni fa, il 14 marzo del 2004, Vladimir Vladimirovic Putin (foto by InfoPhoto), ex colonnello del KGB ed ex agente della STASI, veniva eletto per il suo secondo mandato di Presidente della Federazione Russa, ruolo che aveva già ricoperto dall’ultimo giorno del precedente millennio, il 31 dicembre del 1999, in seguito alle dimissioni di Boris Eltsin, incarico successivamente confermato alle elezioni presidenziali russe del marzo del 2000.

Questo secondo mandato è ufficialmente terminato nel marzo del 2008, ma solo sulla carta. Alle presidenziali, infatti, lo zar favorì l’elezione del suo delfino Dimitrij Medvedev, tenendo per sé la carica di Primo Ministro – carica che nel frattempo, naturalmente, aveva provveduto a rafforzare notevolmente, mantenendo pressoché inalterato il suo ruolo di centro di gravità assoluto della politica russa. Nel settembre del 2011, poi, il nuovo arrocco dello scacchista di Leningrado: Putin annuncia la sua candidatura alle presidenziali dell’anno successivo, lasciando la sua poltrona di Primo Ministro a Medvedev. Nel maggio del 2012, Vladimir Putin viene rieletto per la terza volta, sconfiggendo col 64% dei voti contro il 17% dell’avversario, il comunista Ghennadi Ziuganov. E questa volta al Cremlino ci resterà fino al 2018, visto che lo zar aveva pensato bene di modificare la Costituzione russa e di portare da 4 a 6 la durata dei mandati presidenziali.  Pozdravliàiu!

LEGGI ANCHE:

Vladimir Putin candidato al Nobel per la Pace

“Putin ha perso il contatto con la realtà”

Crimea, Russia contro tutti