Il presidente della Bce Mario Draghi ha annunciato il piano di Quantitative Easing, ovvero un piano di acquisti di titoli di stato sul mercato secondario per 60 miliardi al mese, fino a settembre 2016. Il piano potrebbe andare avanti o fermarsi prima se il suo obiettivo principale – riportare l’inflazione al 2% – dovesse essere raggiunto prima o dopo tale termine. Per accontentare la Germania ci sarà una quota di rischio condiviso con le banche centrali, ma più limitata del 50% richiesto: ci si fermerà al 20%. La Bce infine potrà acquistare solo fino ad un terzo del debito di un paese, e non più di 1/4 dei titoli di un’emissione.

Rigettata la proposta tedesca di imputare ai bilanci delle singole banche centrali di una parte del rischio dei titoli comprati. Questa scelta verrebbe vista negativamente dai mercati perché mostrerebbe una scarsa fiducia reciproca tra i membri della zona Euro. Gli obiettivi di questo piano sono di due tipi: da una parte si vuole evitare di restare troppo invischiati nella trappola della deflazione, perché in genere si associa ad una caduta dei consumi e degli investimenti. Questo obiettivo non può più essere raggiunto con la tecnica convenzionale di ridurre i tassi d’interesse – che ormai sono in territorio negativo. L’unica via è quella della creazione di moneta: il QE.

Difficile però che il piano possa avere lo stesso successo del Quantitative easing lanciato dalla Fed. Colpa delle dimensioni più limitate dell’allentamento quantitativo europeo, ma anche delle differenze nelle scelte finanziarie tra imprese europee e Usa. Gli unici effetti positivi sono legati ad un ulteriore deprezzamento dell’Euro – Da maggio scorso l’euro è già caduto del 15% sul dollaro e del 9% sul paniere delle valute dei Paesi con i quali gli europei commerciano di più - che aiuterebbe l’export, e ad un’ulteriore riduzione dei tassi sui titoli di Stato europei che dovrebbe accrescere le risorse delle finanze pubbliche nei paesi più indebitati.

Su entrambi i fronti però non si attendono grossi benefici visto che l’Euro si è già chiaramente deprezzato e lo spread tra t i titoli dell’Europa meridionale e quelli tedeschi è già molto limitato. Basta citare il caso italiano, nel nostro paese i titoli sono passati nel giro di qualche anno dai 500 punti di spread agli attuali 117.

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