Ormai sembra chiaro che Mario Draghi giovedì annuncerà ufficialmente al programma di allentamento quantitativo (Quantitative Easing). Si tratta ora di capire l’entità dell’operazione. La maggior parte degli osservatori stimano un piano di portata limitata – 500 miliardi di euro. Poca cosa se paragonata ai numeri della Fed – che si è spinta fino ai 2.000 miliardi di dollari –, o della banca centrale giapponese125.000 miliardi di yen –, il suo valore può essere paragonato ai mezzi utilizzati nel Regno Unito – 375 miliardi di sterline.

Se i soldi messi sul piatto siano pochi o tanti lo si potrà vedere dall’impatto dei questa mossa sui risultati economici dell’Eurozona nel futuro prossimo, ovvero dai dati sul mercato del lavoro – in Europa, si sono persi 2,5 milioni di posti di lavoro –, e da quelli sul mercato bancario – il credito resta in forte contrazione, visto che in Europa si è passati dai 13.348 miliardi di prestiti ai privati della fine 2012 ai 12.530 di due mesi fa. Invertire il trend vorrebbe dire invertire l’attuale tendenza caratterizzata dai deboli consumi delle famiglie e dal crollo degli investimenti aziendali.

Un altro aspetto da considerare, oltre all’ammontare dei fondi che si potranno utilizzare, è rappresentato dalle modalità con cui i soldi verranno utilizzati. Secondo il quotidiano “Der Spiegel”, Mario Draghi sarebbe pronto a fare diverse concessioni alla Germania per rimuovere i dubbi di Berlino e della Bundesbank sul Quantitative Easing. A quanto sembra ad acquistare i titoli governativi dovrebbero essere le banche centrali nazionali, per cui ad acquistare i Btp dovrebbe essere la Banca d’Italia, che quindi si accollerà i rischi per tale passaggio, e ci saranno limiti – tipo il 20/25% del debito pubblico del proprio paese. Ed infine dovrebbero essere esclusi dal piano i titoli di Stato greci perché non soddisfano dei requisiti minimi di qualità.

È ovvio che scelte come quella di acquistare titoli del club della tripla A finirebbe per limitare notevolmente la portata del piano, visto che hanno bisogno del piano soprattutto i paesi dell’Europa meridionale. E un piano troppo timido finirebbe per attirare di nuovo la speculazione. Vedremo.

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