Valentina Sellaroli, Pubblico Ministero presso il Tribunale per i minorenni di Torino con competenza su Piemonte e Valle D’Aosta, ha voluto sottolineare come la pubblicazione di foto dei propri bambini su Facebook o su qualsiasi altra piattaforma web sia molto pericolosa. Condividere immagini di bambini, secondo il pm, significa infatti :

“esporli realisticamente ad un numero esponenzialmente maggiore di persone e possono anche non avere buone intenzioni e magari interessarsi a loro in maniera poco ortodossa”.

La Sellaroli mette il punto su conseguenze anche più preoccupanti:

“Quelle di soggetti che taggano le foto di bambini online e, con procedimenti di fotomontaggio più o meno avanzati, ne traggono materiale pedopornografico di vario genere da smerciare e far circolare tra gli appassionati”.

Fortunatamente la legge si è adeguata ai nostri tempi, infatti, in merito all’argomento, nel 2012 è stata introdotta una nozione esplicita alla norma del nostro codice penale che punisce la pedopornografia:

“E’ punita anche la realizzazione virtuale di un’immagine che veda bambini o comunque minorenni coinvolti in immagini esplicite (ove per esplicito potrebbe bastare anche la nudità degli organi sessuali) utilizzate per scopi sessuali da chi le produce, le cede, le riceve o le detiene”.

Anche Facebook si è mobilitato per evitare il più possibile questo tipo di problema grazie alla funzione “Scrapbook“, disponibile a breve negli Stati Uniti e successivamente negli altri paesi. Si tratta di un gestore di foto che organizza i propri scatti sfruttando specifici tag :

“Se scegli di taggare tuo filgio in una foto questa sarà aggiunta in un album personalizzabile. E le foto che decidi di taggare potranno essere condivise con i tuoi amici o gli amici del tuo compagno/a”.