Continua la vicenda giudiziaria che ruota intorno all’amministrazione comunale di Quarto, la cittadina in provincia di Napoli la cui giunta del Movimento 5 Stelle è accusata di aver avuto rapporti importanti con la criminalità organizzata.

Al vaglio del pubblico ministero Henry John Woodcock la richiesta di arresto dell’ex consigliere Giovanni De Robbio (già espulso dal Movimento di Beppe Grillo prima dell’inizio dell’inchiesta), dell’imprenditore Alfonso Cesarano e anche dall’ex assessore del Pd Mario Ferro, più altre otto persone del giro di Cesarano.

Ormai accertato anche il tentativo di estorsione che De Robbio avrebbe provato a conseguire ai danni del primo cittadino Rosa Capuozzo, ricattandola con le fotografie aereo del villino abusivo appartenente al marito.

Proprio il sindaco di Quarto ieri sera, al termine dell’udienza presso la Procura, ha commentato ieri la notizia dell’espulsione dal Movimento 5 Stelle provocata dalla sua mancata denuncia del tentativo di ricatto. La donna ha confidato di sentirsi tranquilla e di voler portare avanti il suo progetto politico anche senza il simbolo del Movimento.

Riguardo alla sua indecisione riguardo alla denuncia del consiglieri la Capuozzo ha affermato di aver compreso solo in seguito la situazione e di aver scelto di tacere per tentare di salvare il Comune di Quarto.

Anche i suoi consiglieri Nicolais e Aprile sono stati ascoltati dagli inquirenti e questi hanno avuto parole meno concilianti con il Movimento, che li avrebbe abbandonati al proprio destino: una situazione, che stando alle loro parole, potrebbe verificarsi anche a Roma, Napoli e altri centri in cui il problema delle infiltrazioni mafiose è all’ordine del giorno.

Arriva anche l’ammissione della Capuozzo di aver avuto sospetti dei rapporti di De Robbio con la criminalità: alcuni documenti attestano che già il 25 novembre la donna era stata interrogata dalle autorità sull’attività di Cesarano e su De Robbio aveva dovuto ammettere di avere sentito dell’appoggio che la camorra gli avrebbe garantito.

Ufficializzate anche le conversazioni tra Ferro, ex del Pd e “candidato” preferito della camorra, e l’imprenditore, nelle quali si alludeva alla Capuozzo come un problema da risolvere con metodi ben poco limpidi.