Una partita si è chiusa con l’elezione alla Presidenza della Repubblica di Sergio Mattarella, ma ora se ne apre un’altra. Quali saranno i collaboratori che accompagneranno il nuovo presidente nel suo settennato al Colle. Nomine che valgono una carriera – non fosse altro che per i generosi stipendi che garantiscono.

La poltrona più contesa è naturalmente quella occupata da Donato Marra, il segretario generale del Quirinale. A concorrere alla carica ci sarebbero tre uomini. Il primo è Ugo Zampetti, fino a poco tempo fa segretario generale della Camera – una carica che ricopriva dai tempi della presidenza di Luciano Violante. A quanto sembra erano amici i genitori, e sarrebbero amici anche Sergio e Ugo – frequentano entrambi la messa domenicale a Sant’Andrea delle Fratte. Il secondo è quello di Giuseppe Busia, attuale segretario generale del garante della Privacy Antonello Soro. La sua nomina sarebbe inusuale vista l’età – ha “solo” 46 anni. Il nome più forte per questa posizione sarebbe quello di Alessandro Pajno, che ricopre attualmente la carica di presidente di sezione del Consiglio di Stato, ed è stato negli anni Ottanta capo di gabinetto di diversi ministeri – compreso quello dell’Istruzione, quando ministro era Mattarella. Ha 66 anni ed è palermitano come il neo-presidente.

Un’altra casella da riempire è quella del portavoce. In questo caso la corsa sarebbe a due. In prima posizione ci sarebbe Gianfranco Astori, classe 1948, onorevole Dc per tre legislature, sottosegretario ai Beni culturali in tre governi e consigliere del neo-presidente quando era ministro della Difesa – e pure es-direttore dell’agenzia di stampa cattolica Asca. Un altro nome molto gettonato sarebbe quello di Giovanni Grasso, giornalista di Avvenire, ovviamente vicino alla sinistra Dc, ed autore di un libro pubblicato l’anno scorso dal titolo “Piersanti Mattarella, da solo contro la mafia“.

Un altro posto ambito è quello di consigliere militare. Tra i papabili ci sono in prima fila l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, ex-ministro con Monti, capo di Stato maggiore della Difesa ed ex-capo di gabinetto di Mattarella nei governi D’Alema e Amato, e Rolando Mosca Moschini, che ricopriva questa posizione già con Napolitano e che il neo presidente nominò capo di Stato maggiore della Difesa.

Ovviamente sono in tanti a sperare in una chiamata del neo-presidente. Da Francesco Saverio Garofani, il direttore designato da Gerardo Bianco e Serigio Mattarella a rifondare all’inizio degli anni Novanta il quotidiano Dc Il Popolo, a Nino Rizzo Nervo, e a tutta la generazione di cronisti che ha avuto sotto la sua direzione nel quotidiano Dc – come Tiziana Ragni, che lavora a palazzo Chigi nell’ufficio comunicazione. Molti non potranno essere accontentati.

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