Dopo la fumata nera del primo scrutinio, oggi i 1.009 grandi elettori sono chiamati ad altre due votazioni per l’elezione del dodicesimo Presidente della Repubblica Italiana. Il secondo scrutinio, iniziato alle 9 e 30,  dovrebbe concludersi con una nuova fumata nera. Il PD al momento può contare infatti su 580 voti per l’elezione del suo candidato al Quirinale Sergio Mattarella. Tanti ma non abbastanza per eleggere il Capo dello Stato alla seconda votazione.

Per l’elezione al secondo scrutinio occorrono infatti i 2/3 dei voti, pari a 673. Renzi, nello specifico, può contare sui  444 voti del Pd, 33 di Sel, 45 di Scelta Civica, 25 del Gruppo Misto, 17  delle Autonomie, 10 voti dei dissidenti del M5S. Ancora in bilico i voti di Ncd e Fi. Alfano ha confermato a Renzi il suo sostegno, affermando: “Mattarella sarà il nostro presidente”.

Malgrado la mancata convergenza su Mattarella, dal Nazareno spiegano che né NCD né Forza Italia hanno intenzione di far mancare il loro sostegno alle riforme:

Ncd ha già detto che sul governo non ci saranno ripercussioni, e anche Forza Italia non ha ribaltato il tavolo delle riforme. Non ci sarà problema: ricuciremo e porteremo a termine il lavoro.

Salvo sorprese dell’ultim’ora bisognerà attendere sabato mattina per scoprire se i calcoli del PD sono giusti. Alla quarta votazione per l’elezione del Presidente della Repubblica i voti raccolti finora dal PD basteranno ampiamente a coprire i 505 voti richiesti per la maggioranza assoluta. Il rischio che i franchi tiratori mandino a monte la candidatura di Sergio Mattarella è molto basso:

I franchi tiratori interni vengono stimati in veramente pochi, sulle dita di una mano - fanno infatti sapere dal PD.

Dall’elezione del nuovo Presidente della Repubblica sicuramente il PD uscirà più compatto. Lo testimoniano le lacrime di Rosy Bindi all’assemblea dei grandi elettori del PD, al ricordo di Piersanti Mattarella, il fratello di Sergio Mattarella, ucciso da Cosa Nostra nel 1980 mentre ricopriva la carica di Governatore della Sicilia.  Il voto unanime del Partito Democratico e la “benedizione” di Pier Luigi Bersani al candidato scelto da Renzi sono un’ulteriore conferma della ritrovata unità dei democratici.

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