Il 2 aprile 2016 è l’undicesimo anniversario della morte di Giovanni Paolo II. Oggi il cardinale Angelo Comastri, vicario generale del Papa per la Città del Vaticano, ha rivelato un retroscena sugli ultimi giorni del papa in un’intervista a Radio Vaticana. Il 30 marzo 2005 – tre giorni dopo Pasqua – “tutti sapevamo che il Papa si era aggravato” e per questo “stavamo tutti pregando”.

Verso mezzogiorno il cardinale viene avvisato che si è aperta la finestra dell’appartamento papale. Comastri si precipita fuori dal suo ufficio, corse “in piazza San Pietro” e vide “che il Papa si affacciò”. Karol Wojtylanon riuscì a dire una parola: alzò solamente la mano destra e tracciò un grande segno di croce che fu il suo testamento, il suo saluto alla Chiesa, il saluto al mondo”.

Fu l’ultima volta in cui si mostrò in pubblico prima di morire il 2 aprile alle 21.37. Che cosa era accaduto quella mattina? Secondo il racconto del cardinale, Giovanni Paolo II avrebbe sussurrato per due volte “Oggi è mercoledì”. Le persone che lo accudivano “non hanno dato peso alle parole” del pontefice, finché lui non disse, verso le 10, “con un tono un po’ autoritario: ‘Oggi è mercoledì e io mi alzo!’”. Le suore e i prelati che si prendevano cura di Karol Wojtyla cercarono di dissuaderlo ma il Papa fu irremovibile: “oggi è mercoledì e io mi alzo perché la gente viene e io non voglio deluderla”. Anche mentre stava morendo Giovanni Paolo II continuava a pensare agli altri.

L’intervista è stata l’occasione anche per parlare del legame tra il Pontefice polacco e la Misericordia, l’elemento chiave del Giubileo straordinario voluto da Papa Francesco. In questa parte dell’intervista, il cardinale ha ricordato un altro fatto: “Pensate che subito dopo l’attentato, quando il Papa era in un lago di sangue, appena ha ripreso un pochino la conoscenza le prime parole che ha detto sono state: ‘Perdono il fratello che mi ha sparato’. Chiamare in quel momento ‘fratello’ Alì Agca richiede un bel coraggio, una bella fede, una bella testimonianza“.