C’è sdegno, dolore e indignazione nelle parole dei genitori delle ragazze morte in Eramus lo scorso marzo nel corso di un incidente stradale: furono sette le studentesse italiane a trovare la morte quasi quattro mesi fa mentre si stavano dirigendo a Barcellona.

A causare una simile situazione di sconcerto è la decisione presa dalla compagnia assicurativa spagnola che si sta occupando della gestione degli indennizzi da destinare alle famiglie; tuttavia non si tratta di avidità, dato che i risarcimenti – è già stato annunciato – verranno donati in beneficenza, quanto piuttosto di rabbia per quella che appare essere una vera e beffa.

L’agenzia ha infatti stabilito che il risarcimento dovrà essere ridotto del 25% per una presunta imprudenza delle ragazze morte in Erasmus (Francesca Bonello, Serena Saracino, Valentina Gallo, Elena Maestrini, Elisa Valent, Lucrezia Borghi ed Elisa Scarascia Mugnozza) più naturalmente le due studentesse tedesche, una romena, una austriaca, una francese una uzbeka.

A provocare la decisione il mancato allacciamento delle cinture di sicurezza, che farà diminuire la somma stabilita, già piuttosto bassa se raffrontata alle analoghe cifre italiane ed europee.

52mila euro in totale, “una proposta che abbiamo rifiutato sdegnati“, come ha commentato Alessandro Saracino, il padre di Serena, il quale denuncia la presunta scorrettezza dell’assicurazione: “Hanno impostato la vicenda come se le ragazze si fossero macchiate di chissà quale colpa. A quanto ne so, invece, le cinture le avevano, ma erano cinture addominali, non a tre punti, e quindi assolutamente inadeguate. Ma in quel Paese i risarcimenti sono irrisori: li hanno innalzati a gennaio nel 2016, ma rispetto ai nostri parametri sono ai confini del ridicolo”.

La vicenda provoca ancora maggiore sdegno se si pensa che fin dalle prime fase delle indagini l’autista dell’autbus ha subito confessato di essersi addormentato provocando l’incidente fatale.

Anche Paolo Bonello, padre di Francesca, dà libero sfogo alla sua rabbia: “La vita di nostra figlia non ha prezzo perché nessuno ce la potrà restituire. Ma è assurdo decurtare un risarcimento del 25% perché si presume che su quel bus lei non indossasse la cintura di sicurezza”.