Sono stati ritrovati senza vita i corpi dei tre ragazzi israeliani rapiti il 12 giugno nei pressi del villaggio di Halhul in Cisgiordania. Il 19enne Eyal Yifrah e i 16enni Gilad Shaar e Naftali Fraenkel erano spariti mentre facevano l’autostop. Per quasi venti giorni l’esercito ha setacciato la zona ma a ritrovarli, a meno di 20 km dal punto della scomparsa, sono stati da un gruppo di volontari civili. La notizia che tutti si auguravano di non dover mai ricevere è stata annunciata nelle edizioni speciali dei telegiornali mentre andava in scena la partita del Mondiale tra Francia e Nigeria.

Secondo la tv Canale 10 i ragazzi erano sdraiati sul terreno e nascosti in parte da cespugli ma le famiglie hanno riconosciuto gli abiti dei propri cari. La notizia ha provocato l’immediata reazione da parte di Israele: “Sono stati rapiti ed uccisi a sangue freddo da belve umane” ha detto il premier Benyamin Netanyahu che ha convocato una riunione di urgenza facendo una promessa: Hamas la pagherà”. Il viceministro alla Difesa Danu Danon ha rincarato la dose: “La fine tragica dei tre ragazzi deve essere anche la fine di Hamas”. Anche Abu Mazen, il presidente palestinese, ha convocato il suo governo e Israele auspica che il leader rompa la ritrovata unità nazionale con Hamas. Un appello è arrivato anche da Barack Obama che definisce gli omicidi “un insensato atto di terrore da condannare nel modo più forte possibile” chiedendo — soprattutto a Israele — di evitare una escalation.

Dalla Striscia i fondamentalisti minacciano: “Ogni offensiva di Israele aprirà le porte dell’inferno” ha dichiarato il portavoce di Hamas a Gaza. Dal giorno del rapimento, gli estremisti hanno risposto ai raid dell’esercito israeliano impegnato nelle operazioni in Cisgiordania con i lanci di missili 400 arresti e cinque palestinesi uccisi. Perquisite centinaia di case e smantellate molte istituzioni di Hamas, in una missione per la quale la comunità internazionale ha più volte invitato Israele alla moderazione. Intanto non si ferma la caccia ai due presunti responsabili del sequestro, Marwan Kawasmeh e Amar Abu Ayash, miliziani della fazione islamica ad Hebron e spariti subito dopo il rapimento. Immediata la decisione di demolire le case dei due presunti responsabili.

Il Medio Oriente rischia di diventare un inferno e si teme che Israele possa mettere in atto una spietata rappresaglia. Invece di colpire i veri responsabile potrebbe andarci di mezzo ancora una volta la popolazione civile palestinese di Gaza che chiede solo di vivere in pace e non vuole più piangere altre giovani vite, come quelle dei tre poveri ragazzi a cui Israele darà oggi l’ultimo saluto.

photo credit: proisraeli via photopin cc

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