Tutto da rifare in Rai, dove le nomine della nuova dirigenza esterna voluta dall’amministratore Antonio Campo dall’Orto sono state giudicate irregolari.

Dei 21 professionisti, infatti, solo uno è stato salvato dall’Autorità nazionale anti-corruzione di Raffaele Cantone: il parere dell’Anac era stato richiesto dal sindacato interno della Rai, che in passato aveva lamentato molte perplessità in merito al famigerato nuovo corso dell’azienda di viale Mazzini.

L’Usigrai aveva sottolineato come le decisioni di dall’Orto fossero in aperta violazione dello statuto della Rai, che prevede che i manager esterni non possano superare il 5% del totale (e quindi oltrepassare i 13), nonché che il contratto di tale figure sia a tempo determinato, legato al mandato dell’amministratore.

Questi i nomi dei dirigenti esterni il cui posto di lavoro appare ora a rischio: Raffaele Agrusti (capo delle Finanze), Gianpaolo Tagliavia (area Digital), Carlo Verdelli, (direttore editoriale informazione) Diego Antonelli (vice di Verdelli) Gabriele Romagnoli (direttore Raisport), Daria Bignardi (direttore Raitre) Ilaria Dallatana (direttore Raidue), Guido Rossi (braccio destro dell’ad), Genseric Cantournet (capo della sicurezza), Giovanni Parapini (Relazioni istituzionali), Cinzia Squadrone, Pierpaolo Cotone, Luigi Coldagelli, Rosetta Giuliano, Antonella Di Lazzaro, Francesco Canetta, Alessandro Lostia, Paolo Galletti (Risorse umane) più due consulenti, Francesco Merlo e Massimo Coppola. L’unico invece a essere scampato alla bocciatura è Roberto Bagatti, Chief of Brand and Creative.

Nella nota diffusa dall’Anac si legge infatti a determinare il giudizio negativo è stato il mancato rispetto “delle procedure di reclutamento secondo quanto stabilito dal regolamento anti-corruzione”, in particolar modo per quanto riguarda posizioni irregolari o in conflitto di interessi tra selezionatori e selezionati, per non mancare della mancata segnalazione della posizione vacante per effettuare una scelta interna.

Come si legge nella nota, sono state rilevate “carenze documentali, specie con riferimento alle fasi di ricognizione interna e della selezione esterna, che non consentono la piena tracciabilità delle attività svolte, con conseguenze negative in termini di trasparenza”.

Il parere dell’Anac non è però vincolante. Al momento le nomine rimangono dunque valide, ma ci si aspetta che a breve vengano presi provvedimenti, per quanto non sia possibile preveder di quale entità. Nel frattempo un ddl ha fissato un tetto massimo di 240mila euro di stipendio per tutti i dirigenti della Rai.