Il Consiglio di Amministrazione della Rai ha eletto ufficialmente i nuovi direttori dei Tg della rete pubblica. Le indiscrezioni trapelate nei giorni precedenti sono state così confermate: Ida Colucci passa alla redazione del Tg2, Luca Mazzà a quella del Tg3, Andrea Montanari dirigerà invece il Giornale Radio mentre Nicoletta Manzione andrà a Rai Parlamento.

Il voto del Consiglio di Amministrazione della Rai non è stato lontano da polemiche. Alcuni consiglieri avrebbero preferito non votare prima di aver ricevuto un atto di indirizzo da parte della commissione di Vigilanza Rai ma alla fine la votazione è stata fatta in mattinata, com’era stato in parte annunciato anche nei giorni precedenti.

La situazione è stata così tesa che subito dopo il voto per la scelta dei nuovi direttori dei Tg Rai, due consiglieri della minoranza, Federico Fornaro e Miguel Gotor hanno annunciato le proprie dimissioni dalla commissione parlamentare di indirizzo sulla tv pubblica, dichiarando: “Le nomine nei tg rappresentano una decisione assunta in assenza di un nuovo progetto sull’informazione dell’azienda. Una decisione che risponde unicamente a logiche di normalizzazione di occupazione governativa del servizio pubblico, in forme per molti versi inedite e in contrasto con il principio costituzionale del pluralismo culturale e politico. Si sono purtroppo confermate le nostre preoccupazioni già sollevate in occasione della nomina dei vertici Rai dello scorso agosto“.

Oltre alla solita bagarre politica, anche la Federazione della Stampa ha proceduto a diramare un comunicato dai toni assai tesi, in cui si legge: “È ormai evidente che non esiste nessun piano. Così come è chiaro che esisteva solo la necessità di occupare nuove poltrone. Non cadremo certo nella trappola di parlare di questo o quel direttore. Quello che ci interessa è che si chiamino le cose con il loro nome: occupazione di posti e pura lottizzazione. Questo è stato deciso dal Direttore generale e votato oggi, per di più a maggioranza, dal Cda della Rai”, scrivono le due sigle sindacali in una nota. “La scelta di interni, più volte da noi chiesta, non ci fa cambiare idea: noi abbiamo sempre detto che volevamo prima un progetto, per poi individuare i profili adatti. Da oggi è svelato pubblicamente il bluff di chi, al vertice dell’azienda come in consiglio di amministrazione, è arrivato come sedicente innovatore e si è rivelato per quello che è: conservatore, reazionario, come nei momenti più bui della Prima Repubblica“.