E’ intervenuto al festival dell’economia, però nel suo intervento ha parlato di molto altro. Matteo Renzi, dal palco di Trento, ha usato parole dure nei confronti dei sindacalisti della Rai, i quali hanno proclamato uno sciopero per l’11 giugno: “Se avessero annunciato lo sciopero nella settimana delle elezioni prendevo il 42,8% e non il 40,8%” – ha commentato al vetriolo il presidente del Consiglio, il quale ha aggiunto: “Si tratta di uno sciopero umiliante quando nel Paese reale tutte le famiglie tirano la cinghia. Facciano lo sciopero e poi confrontiamo i numeri e quanto costano le sedi regionali“. E ancora: “La polemica nasce da un finto problema. Offriamo alla Rai due possibilità: riorganizzare le sedi regionali o vendere Raiway. Se fossi nel management ascolterei l’azionista“.

Renzi (foto by InfoPhoto) ha poi parlato dell’Unione europea e delle prossime nomine della Commissione: “Non si fanno battaglie su base nazionale o di passaporto. Il consenso non va messo in una battaglia sui posti. Quest’atteggiamento rovina e distrugge l’impostazione filo-europea. Non è un problema di nomi, ma di scelte; le nomine sono conseguenza delle scelte“.

Una delle scelte dovrà riguardare l’immigrazione: “Il pescatore dello Jonio sa cosa deve fare grazie all’Europa, ma invece se c’è da salvare un bambino che affoga, l’Europa si gira dall’altra parte. La questione immigrazione non si può più rimandare“. Un altro aspetto che dovrà cambiare in Europa è la politica sul lavoro: “Queste politiche economiche hanno portato a una disoccupazione senza precedenti in Italia. O si riparte con una nuova politica europea, con investimenti industriali e nuove regole sul lavoro, o non se ne esce“.

Tornando all’Italia, al primo posto ci sono le riforme: “La prossima settimana riparte la discussione sulla riforma del Senato e dopo l’approvazione in prima lettura torniamo alla legge elettorale. Il risultato delle elezioni è stato un incentivo a fare subito la riforma elettorale. Su questa legge qui si chiude“.