Continuano le polemiche provocate dalla recente pubblicazione dei super stipendi della dirigenza Rai.

Il direttore generale dell’azienda di viale Mazzini, Antonio Campo Dall’Orto, si è presentato davanti alla Commissione di Vigilanza Rai insieme a Monica Maggioni, presidente.

Argomento dell’audizione sono stati ovviamente i compensi di oltre 200mila euro elargiti a ben 94 tra manager e dipendenti dell’azienda pubblica.

Quello annunciato dal dirigente renziano è un percorso di autoregolamentazione che dunque sfugge a logiche esterne – di tagli di stipendi e allineamento al tetto di 240mila euro previsto dalla legge – e che dovrebbe essere mirato a “identificare delle fasce che evitino disparità tra ruolo e compenso.”

Molto diplomatica e articolata la difesa di Campo Dall’Orto, secondo il quale “uno dei temi fondamentali è l’efficienza oltre che maggiore flessibilità. Stiamo lavorando per introdurre indennità che possano essere riassorbibili. Incrementeremo l’efficienza, sviluppando e migliorando gli indicatori di performance per i manager”.

In discussione ci sono anche i casi di dipendenti Rai che continuano a ricevere compensi anche se non svolgono più un ruolo concreto nell’azienda. Misure in merito sono già state prese, annuncia Dall’Orto, e continueranno a essere attuate, per quanto con una certa cautela: “Quest’anno abbiamo già affrontato 25 posizioni in cui non c’era corresponsione tra ruolo, stipendio e attività. Un’altra decina le risolveremo entro la fine dell’anno. Partiamo dal principio della corretta collocazione, prima vedendo se c’è un posto dove ricollocarle, altrimenti avviandoci a una risoluzione del contratto”.

Interrogato dai membri della Commissione, il direttore generale ha spiegato di aver semplicemente adottato lo stesso livello di retribuzione del suo predecessore Luigi Gubitosi (per quanto la cifra sia passata da 240mila euro annui dopo il taglio previsto agli attuali 650mila): “Io vengo dal settore privato, nei miei lavori precedenti negoziavo lo stipendio, stavolta no, mi hanno detto quale era la cifra di prima e io ho detto perfetto

Altre argomentazioni quelle della presidente Maggioni, secondo la quale la violenta polemica sugli stipendi non è compatibile con la competitività di un’azienda quale la Rai: “Non dico che sia logico e giusto che ci siano persone in Rai che guadagnano oltre un certo tetto, ma ritengo che un’azienda che deve essere in grado di stare su un mercato che è complicatissimo, debba anche avere delle figure dirigenziali attentamente valutate, attentamente pesate, che rispondono e che vengono verificate ma che sono in grado di avere un livello retributivo che ha qualche elemento di riferimento con il mercato”.