Usando l’appoggio aereo americano le forze curde dei Peshmerga in Iraq hanno riconquistato il controllo della diga di Mosul, dal 7 agosto nelle mani degli estremisti islamici dell’Isis. Si tratta della diga più grande dell’Iraq. Eretta sul Tigri, a nord del territorio mesopotamico, non lontano dal confine con la Turchia, fornisce acqua ed elettricità all’intera piana di Ninive. D’importante interesse strategico, l’impianto era caduto il 7 agosto nelle mani dell’Isis, l’organizzazione paramilitare estremista islamica che sta cercando di creare un califfato fondamentalista tra Iraq e Siria. L’Isis programmava di farla saltare in caso di necessità, inondando il territorio.

L’offensiva dei caccia e dei droni americani ha notevolmente indebolito le forze nemiche, permettendo ai curdi di riprendersi la diga. Tuttavia l’Isis è lontano dall’essere sconfitto. Nelle ultime ore i miliziani islamisti hanno rapito nel nord-est della Siria 150 membri di un clan tribale. Nel frattempo, Barack Obama è rientrato in anticipo dalle vacanze per incontrarsi alla Casa Bianca col vicepresidente Joe Biden sulla questione irachena. Il premier britannico David Cameron ha dichiarato che il Regno Unito “agirà per impedire la nascita di uno stato terrorista sulle rive del Mediterraneo“. Piuttosto geograficamente confuso Cameron, o forse estremamente pessimista: per affacciarsi alle rive del Mediterraneo infatti l’Isis dovrebbe conquistare, oltre all’Iraq del nord, l’intera Siria, non solo una parte, come nella sua strategia.

L’Italia prende parte ad una missione umanitaria per assistere la popolazione irachena. Si tratta di sei voli che trasportano aiuti. I primi due sono atterrati ad Erbil (Iraq del nord). Intanto le commissioni Esteri e Difesa del Senato si riuniranno il 20 agosto per votare sulla fornitura di armi alle forze regolari irachene. L’autorizzazione definitiva dovrà arrivare dall’aula.

Foto: United States Army Corps of Engineers, pubblico dominio