Brutte notizie sul fronte della libertà di espressione e di stampa: l’Arabia Saudita ha confermato la pena nei confronti del blogger e attivista Raif Badawi, autore del sito Free Saudi Liberals. Nonostante le proteste provenienti da tutte le parti del mondo, il 31enne non ha visto cambiare la sentenza nei suoi confronti.

La Corte suprema dell’Arabia Saudita ha confermato la pena di 10 anni di prigione, più mille frustate, nei confronti di Raif Badawi. Il blogger arabo si trova in prigione dal giugno del 2012 ed è stato condannato per aver “offeso l’Islam” attraverso il web. Questa almeno era l’accusa che gli era stata contestata inizialmente, visto che nel dicembre dello stesso anno passò a un Corte di grado superiore con l’accusa di apostasia, ovvero l’abbandono volontario della propria fede religiosa, che prevede persino la pena capitale.

Il complesso percorso giudiziario portò quindi Raif Badawi a essere condannato a 7 anni e 600 frustate, pena che venne poi aumentata a 10 anni e a 1000 frustate, più una multa di un milione di Rial sauditi, che corrispondono a circa 267 mila dollari. Nel gennaio di quest’anno, a Raif Badawi vennero inferti i primi 50 colpi di frusta di fronte alla popolazione. Le frustate nei suoi confronti dovrebbero essere inflitte nel giro di 20 settimane.

La seconda serie di colpi di frusta venne invece posticipata per due volte dietro indicazioni delle commissioni mediche. Negli ultimi mesi ci sono state anche le proteste da parte della comunità internazionale, con un appello sostenuto da 18 premi Nobel che però nulla è valso. La Corte suprema araba ha infatti confermato la terribile sentenza a Raif Badawi.

La sua “colpa” è quella di aver espresso la sua opinione sul suo sito Free Saudi Liberals, oggi chiuso. All’interno del blog, poco prima dell’arresto, Raif Badawi scriveva: “Il liberalismo per me significa semplicemente vivere e lasciare vivere (…) Ma l’Arabia Saudita che rivendica l’esclusivo monopolio della verità è riuscita a discreditarlo agli occhi del popolo. […] Nessuna religione ha mai avuto alcuna connessione con il progresso civile dell’umanità. Non è colpa della religione ma del fatto che tutte le religioni rappresentano una precisa particolare relazione spirituale tra l’individuo e il Creatore”.

Mentre la moglie Ensaf Haider insieme ai loro tre figli si trova già da diverso tempo in esilio in Canada, Raif Badawi dalla sua prigione scrive: “Un giorno nel bagno imbrattato all’inverosimile ho scorto questa frase, tra le mille scritte oscene in tutti i dialetti arabi, “il secolarismo è la soluzione”. Ho gioito perché c’era almeno qualcuno in prigione capace di capirmi, qualcuno che potesse comprendere le ragioni per cui sono rinchiuso qui per la colpa di aver espresso la mia opinione”.