Mi spiace, qui un nero non può lavorare in sala“: così è stato respinto un ragazzo di colore milanese che si era proposto per un posto da cameriere per la stagione estiva in un albergo di Cervia (Ravenna).

La denuncia del fatto increscioso arriva dalla Filcams-Cgil di Ravenna che sta assistendo legalmente Paolo, così si chiama il 29enne milanese che si è visto rifiutare un’assunzione già concordata.

Il rifiuto è arrivato via SMS in risposta all’email mandata da Paolo, nato in Brasile ma arrivato in Italia alla tenera età di 3 anni, con allegata la propria carta di identità necessaria a perfezionare il contratto di assunzione per il quale c’era già un accordo. Prima dell’email contenente la carta di identità con la foto di Paolo, tra l’albergatore ed il ragazzo c’erano stati contatti telefonici, correlati dall’invio del curriculum e seguiti da un accordo per l’assunzione da giugno a settembre.

Nell’SMS il datore si giustifica dando la colpa alla mentalità arretrata locale:

“Mi dispiace Paolo ma non posso mettere ragazzi di colore in sala qui in Romagna la gente è molto indietro con mentalità scusami ma non posso farti venire giù ciao”.

Affermazione alla quale Luca Coffari, sindaco di Cervia, ha replicato sostenendo:

“È un fatto di particolare gravità che non appartiene alla cultura della nostra città e che nulla ha a che fare con la nostra realtà lavorativa e imprenditoriale, che da sempre si avvale di maestranze provenienti da ogni luogo e da ogni parte del mondo, senza mai effettuare discriminazioni di razza, etnia e di religione”.

“La risposta data dall’albergatore al lavoratore è doppiamente grave, perché non solo inaccettabilmente discriminatoria, ma perché offensiva anche nei confronti del nostro sistema turistico-imprenditoriale, in quanto la Romagna si è sempre dimostrata una terra aperta con una mentalità e un sentire comune che vivono di integrazione, rispetto e correttezza. Purtroppo mi preme sottolineare che qui l’unico ‘indietro’ è il singolo albergatore”.

A rivolgersi ai sindacati – “perché questo caso abbia un rilievo sociale” – è stata la mamma di Paolo, che spiega:

“L’unico problema vero, è evidente, è il colore della pelle di mio figlio, che l’albergatore ha visto solo quando lui gli ha mandato la carta d’identità” . “A quanti come mio figlio sarà successo? In questo modo cerchiamo di dare voce anche a loro”.

La Cgil ha subito sposato il caso, diffondendo il messaggio con il quale l’albergatore ha liquidato il giovane e bollando il fatto come “vergognoso e razzista“:

“Siamo di fronte a un evidente caso di discriminazione razziale – dicono i responsabili della Filcams-Cgil – in cui a un danno patrimoniale per avere perso la stagione lavorativa si somma l’umiliazione e la profonda ingiustizia di cui si è vittima. Siamo certi che la Romagna saprà distinguersi dall’inaccettabile connotazione riservatale dall’albergatore”.