Con 182 voti a favore, 16 contrari e 7 astenuti, il Senato ha approvato l’emendamento del governo Letta che cancella il reato di clandestinità e lo trasforma in un semplice illecito amministrativo (salvo nei casi di recidiva, per la quale permane la valenza penale). In altre parole, come spiegato in Aula dal sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri, chi entri clandestinamente in Italia per la prima volta verrà espulso e non sottoposto a procedimento penale; se rientrasse una seconda volta clandestinamente, invece, scatterebbe l’incriminazione.

Proprio questa mattina, alla ripresa del dibattito in Senato, Amnesty International aveva sollecitato la politica italiana ad abrogare un reato che, sin dalla sua adozione nel 2009, si era configurato come “incompatibile con gli obblighi internazionali dell’Italia in materia di diritti umani“. Una ricerca condotta da Amnesty, infatti, ha dimostrato come chi venga incriminato per immigrazione clandestina diventi più vulnerabile allo sfruttamento lavorativo e abbia più difficoltà ad accedere alla giustizia per far valere i propri diritti, anche quando a essere violati sono quelli umani. Di parere opposto, naturalmente, la Lega Nord, che settimana scorsa aveva occupato gli uffici di Pietro Grasso in segno di protesta contro la ripresa dei lavori. Il Carroccio, tramite una nota a firma Massimo Bitonci (capogruppo leghista al Senato), ha definito l’abrogazione del reato di clandestinità “un errore gravissimo e pericoloso per la sicurezza di tutti i cittadini. Questo falso buonismo legato alle politiche sconsiderate di alcuni ministri porterà l’invasione nel nostro Paese, e con esso un aumento della delinquenza e della violenza“.