Forse siamo arrivati in fondo al tunnel. Secondo l’Istatnel quarto trimestre la crescita del Pil italiano è stata pari a zero“. Per dire che l’Italia è tecnicamente fuori dalla recessione sono necessari due trimestri consecutivi con una crescita non negativa, ma tutti gli indicatori sembrano indicare che la situazione economica sia in lento miglioramento – anche se siamo ancora molto lontani dalle condizioni in cui eravamo solo qualche anno fa.

Il 2014 è il terzo anno consecutivo di calo del Pil italiano, ma almeno è andata molto meno peggio degli anni precendenti: nel 2012 il crollo è stato del 2,3%, nel 2013 si era registrato un -1,9%, mentre nel 2014 il calo è stato più modesto: -0,4%.

Siamo in recessione da 14 trimestri – ovvero per rivedere un segno positivo nel Pil bisogna ritornare al secondo trimestre del 2011. Il risultato del 4° trimestre – spiega l’Istat – è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nei comparti dell’agricoltura e dell’industria e di un aumento nei servizi. Se si guarda la domanda, il contributo negativo della domanda interna è stato compensato da un apporto positivo della componente estera netta.

Se si allarga lo sguardo all’Unione Europea, il Pil tedesco nel 2014 si è chiuso con un +1,6% – ha fatto meglio delle stime iniziali (+1,5%) -, in positivo anche l’economia francese, che ha registrato nel 2014 un dato complessivo del +0,4%, mentre l’ultimo trimestre dell’anno ha registrato un rallentamento della crescita (+0,1%). Il dato negativo è quello della Grecia, che fa peggio delle stime, il Pil nel quarto trimestre ha segnato un -0,2%, mentre secondo le stime avrebbe dovuto essere in crescita dello 0,4%, rispetto al trimestre precedente. Comunque il paese sembra essere uscito dalla recessione, visto che la crescita su base annuale sarà pari all’1,7%.

Quanto al debito pubblico, Bankitalia – ha pubblicato nel Supplemento al Bollettino statistico Finanza Pubblica, fabbisogno e debito, ha calcolato che al 31 dicembre del 2014 era pari a 2.134,9 miliardi di euro, contro i 2.068,7 miliardi di dodici mesi prima – per un aumento di 66 miliardi di euro.