Negli ultimi mesi il mondo della politica non ha fatto che gravitare intorno al referendum costituzionale del 4 dicembre, ma non tutti i cittadini sono ancora informati riguardo al testo della modifica alla Costituzione che saranno chiamati a votare.

Come è già noto, l’approvazione tramite consultazione popolare della riforma Renzi – Boschi non ha bisogno del raggiungimento del quorum, come previsto dalla costituzione per i referendum di questo tipo.

Nonostante il testo raggruppi vari punti piuttosto differenti tra loro che trattano problematiche scollegate, non è stato deciso lo spacchettamento dei singoli quesiti. Il quesito che si troverà sulla scheda elettorale, intorno al quale sono sorti polemiche, discussioni e ricorsi, mette infatti insieme i vari punti della riforma, pur senza entrare nello specifico.

Eccolo qui di seguito: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione?”.

Vediamo insieme cosa significano i segmenti della riforma costituzionale.

Senato e Camera non saranno più emanazioni del sistema del bicameralismo paritario, ovvero non avranno più la medesima funzione legislativa e la possibilità di concedere la fiducia al governo. Finirà dunque il meccanismo chiamato navetta che prevede il rimpallo di una legge da una Camera all’altra per eventuali modifiche, con conseguente nuova approvazione e votazione.

Il Senato passerà da 315 a 100 senatori, ovvero 95 membri eletti dai consigli regionali (nello specifico 21 sindaci e 74 consiglieri-senatori) e 5 nominati in maniera diretta dal presidente della Repubblica, con la fine della categoria dei senatori a vita, in quanto costoro saranno in carica solo per 7 anni e non potranno essere riconfermati.

Gli altri senatori invece – stando alla proposta Chiti – Fornaro non ancora in vigore ma che dovrebbe diventare effettiva se venisse approvata riforma – saranno invece votati dai cittadini durante le elezioni dei consigli regionali, con un’apposita preferenza da segnare sulla scheda elettorale.

Al nuovo Senato il compito di rappresentare le istituzioni territoriali, facendo da mediatore tra Stato e regioni, e avrà poteri legislativi pieni solo in caso di riforme e leggi costituzionali, mentre avrà solo potere consultivo in merito alle leggi ordinarie proposte dalla Camera, che però non sarà obbligata a seguirne le indicazioni.

Il risparmio per lo Stato deriverà dal fatto che i nuovi senatori non percepiranno uno stipendio per il loro compito, essendo stato loro già assegnato quello da amministratori. Inoltre verrà soppresso il Cnel – Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro – organismo che in linea teorica può essere consultato da governo e Parlamento in merito a leggi sull’economia e sul lavoro ma che a tutti gli effetti è sempre meno rilevante. Il suo costo è di circa 1 miliardo di euro l’anno.

L’ultimo punto, la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione, riguarda la distribuzione delle competenze tra Stato ed enti territoriali, ovvero regioni, città metropolitane e comuni, eliminando tutti i casi in cui queste si sovrapponevano. La riforma indica con precisione le materie di competenza dello Stato, in tutto 20 materie principale, e sancisce l’eliminazione delle province.