A scatenare la bufera all’interno del Pd è l’ambasciatore Usa in Italia che si è schierato a favore del al referendum costituzionale. “Cose da non credere. Per chi ci prendono?” è il commento secco dell’ex segretario Pier Luigi Bersani; dello stesso avviso anche il centro-destra che non ha gradito la presa di posizione di John Phillips che è intervenuto ad un incontro organizzato a Roma presso l’istituto di studi americani. “Il no al referendum sulla riforma costituzionale sarebbe un passo indietro per gli investimenti stranieri in Italia. Il referendum è una decisione italiana ma il Paese deve garantire stabilità economica e sessanta governi in 63 anni non danno alcuna garanzia” ha detto l’ambasciatore Usa in Italia.

Referendum, insorge Bersani

Il voto sulle riforme costituzionali – sempre secondo John Phillips - “offre una speranza alla stabilità di governo per attrarre gli investitori che stanno osservando quanto avviene in Italia”. “Se prevalesse il no, lo vedremmo come uno shock negativo per l’economia e il merito di credito italiano” ha aggiunto il responsabile rating per Europea e Medio Oriente di Fitch, Edward Parker. 

Referendum, le reazioni

“Il signor ambasciatore Usa si faccia gli affari suoi e non interferisca, come troppe volte è già accaduto in passato. Spero che a novembre vinca Trump che ha già garantito che si occuperà delle questioni di casa sua. Se a votare Sì al referendum sono i massoni, i banchieri e i poteri forti allora – ancora più convinti – ci schieriamo per il No” è il commento del leader della Lega Nord, Matteo Salvini. “Ricordiamo all’ambasciatore americano che la sovranità appartiene al popolo italiano” ha tuonato il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta. “Non è compito dell’ambasciatore americano in Italia pronunciarsi sul referendum costituzionale” ha detto Maurizio Gasparri. “Renzi pretenda le scuse dall’ambasciatore” ha concluso Giorgia Meloni.