Per la Corte Costituzionale il referendum sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che era stato proposto dal sindacato della Cgil è inammissibile. Il quesito del referendum chiedevano di abrogare le modifiche intervenute a seguito dell’approvazione del Jobs Act voluto dal governo del dimissionario Matteo Renzi. In particolare, si chiedeva di reintrodurre i limiti ai licenziamenti senza giusta causa (ossia i licenziamenti illegittimi).

La Consulta ha invece dichiarato ammissibili i quesiti su voucher del lavoro accessorio e sulla responsabilità in solito tra appaltante e appaltatore, che erano stati proposti sempre dalla Cgil. Le richieste del sindacato sono state dunque accolte soltanto in parte, con due quesiti ammessi e uno no (quello sull’articolo 18 appunto). La decisione della Corte Costituzionale è arrivata dopo un’ora e mezza circa di udienza.

La notizia della decisione della Consulta sul referendum sull’articolo 18 ha ovviamente generato conseguenti reazioni politiche. Maurizio Lupi, capogruppo dei deputati di Area popolare, ha accolto la decisione con favore, ritenendo che il quesito formulato dalla Cgil, se andato a buon fine, avrebbe potuto far compiere un passo indietro alla legislazione del nostro Paese, riportandola ad un sistema rigido e inflessibile. All’opinione di Lupi fa eco quella di Laura Bianconi, di parere piuttosto simile, mentre Matteo Salvini, leader della Lega Nord, la sentenza della Corte Costituzionale è di matrice politica (“Gradita ai poteri forti e al governo come quando bocciò il referendum sulla Legge Fornero“).