I toni dello scontro intorno al referendum costituzionale si fanno sempre più accesi. Il fronte del No, nonostante secondo gli ultimi sondaggi disponibili lo diano in aperto vantaggio a dodici giorni dalla consultazione popolare, si fa sempre più battagliero.

L’ultima questione riguarda il voto degli italiani all’estero, pari a circa il 5% degli aventi diritto: il comitato del No ha infatti annunciato che se dovesse risultare determinante in caso di vittoria della proposta di modifica verrebbe impugnato il risultato avanzando ricorso.

Polemiche e virulente come al solito le parole che si leggono sul blog di Beppe Grillo, organo ufficiale di comunicazione del Movimento 5 Stelle.

In un post firmato dall’intero Movimento si legge che “Renzi ha una paura fottuta del voto del 4 dicembre. Si comporta come una scrofa ferita che attacca chiunque veda. Ormai non argomenta, si dedica all’insulto gratuito e alla menzogna sistematica. La verità è l’esatto contrario di quel che dice.”

L’articolo ritorna a proporre l’argomentazione dell’appartenenza all’élite corrotta denominata come casta, dando la paternità del referendum a Giorgio Napolitano: “È la riforma scritta dalla casta per la casta sostenuta dalla casta. Do you remember Napolitano? La riforma è la sua e lui è in Parlamento dal 1953. Tutto si può dire di Napolitano ma che lui sia contro la Casta va al di là di ogni immaginazione.”

Matteo Renzi, che di recente ha visitato Piombino, Livorno, Pisa, Reggio Emilia e Modena come ultime tappe della sua campagna a favore del Sì, replica agli insulti in maniera molto diplomatica: “Loro insultano? E noi sorridiamo. La buttano in caciara, cercano la rissa per non parlare del merito. I ricorsi finora li hanno persi tutti.”

Sull’argomento arriva anche la mossa a sorpresa di Silvio Berlusconi, convinto sostenitore del No, il quale denuncia il clima di intimidazione che si respirerebbe a Mediaset: qui i vertici sarebbero tutti a favore del Sì e starebbero spingendo questa posizione perché avrebbero timore di una ritorsione del governo.