Il 12 aprile 2016, la Camera ha dato finalmente il via libera alla riforma costituzionale Renzi-Boschi, nata due anni prima con il disegno di legge presentato dal Governo con l’obiettivo primario di superare il bicameralismo perfetto, eliminare l’elettività dei senatori e la figura del senatore a vita, ridurre il numero dei parlamentari, contenere i costi della politica, sopprimere il CNEL e revisionare il titolo V della parte II della Costituzione.

L’iter, tuttavia, non è ancora concluso: parlamentari di governo e opposizione hanno infatti richiesto, e ottenuto, che la riforma fosse soggetta all’approvazione popolare tramite un referendum costituzionale che si terrà il prossimo ottobre (la data esatta è ancora da fissare). Sarà il terzo referendum costituzionale della storia della Repubblica, dopo quelli del 2001 e del 2006, con il quale i cittadini saranno chiamati a decidere se confermare o meno le modifiche costituzionali previste dal dll. Trattandosi di referendum costituzionale e non abrogativo, non è previsto il quorum (il numero minimo di votanti per validare la consultazione), e dunque a vincere sarà semplicemente l’opzione più votata: il “sì” per la conferma delle modifiche, oppure il “no” per la loro bocciatura.

Ma quali saranno le principali modifiche costituzionali, in caso di vittoria del “sì”?

Fine del bicameralismo perfetto

La novità principale sarà il superamento del bicameralismo paritario. Il Senato sarà composto da 100 senatori – 95 eletti dai consigli regionali (21 sindaci e 74 consiglieri-senatori), 5 nominati dal presidente della Repubblica, e potrà pienamente legiferare solo su riforme e leggi costituzionali. Il nuovo Senato potrà chiedere alla Camera di modificare delle leggi ordinarie, ma Montecitorio non sarà obbligato a dar seguito alla richiesta. La Camera, dunque, resterà l’unico centro nevralgico del potere legislativo: sarà sempre composta da 630 deputati, eletti con le medesime modalità di oggi, e solo a lei toccherà il voto di fiducia al governo. Il presidente della Camera diventa la seconda carica dello Stato.

Selezione dei senatori

i 95 senatori saranno ripartiti tra le regioni in base al loro peso demografico: dai 14 della Lombardia ai 2 delle regioni più piccole. L’articolo 2 del decreto stabilisce che saranno i cittadini, al momento di eleggere i consigli regionali, a indicare quali consiglieri dovranno essere anche senatori, e i consigli dovranno soltanto ratificare la scelta. I membri rimangono in carica per la durata del loro mandato regionale, e questo potrebbe causare, con ogni probabilità, un cambiamento della maggioranza politica interna al Senato nel corso della stessa legislatura.

Immunità e indennità

I senatori godranno delle stesse tutele dei deputati, ovvero non potranno essere intercettati o arrestati senza previa autorizzazione del Senato. Per quanto riguarda l’indennità, spetterà loro solo quella percepita in qualità di sindaci o consiglieri regionali.

Elezione del presidente della Repubblica

Finora, il capo dello Stato è stato eletto dall’intero Parlamento in seduta comune, più 58 rappresentanti delle Regioni, a maggioranza dei due terzi per i primi tre scrutini, o maggioranza assoluta a partire dal quarto. Con la riforma, serviranno i due terzi dei componenti di Camera e Senato (730 persone) per i primi quattro scrutini, dal quinto i tre quinti, dal nono la maggioranza assoluta.

Addio ai senatori a vita

Finora sono stati nominati senatori a vita gli ex presidenti della Repubblica e quelle personalità che hanno dato lustro all’Italia in vari ambiti. Con la riforma, vi saranno cinque senatori nominati per sette anni. Gli attuali senatori a vita diventeranno dunque una categoria a esaurimento.

Elezione dei giudici della Corte Costituzionale

I cinque giudici di nomina parlamentare, sui 15 totali, sono eletti separatamente dalla Camera dei deputati e dal Senato della Repubblica, che ne eleggono rispettivamente tre e due, e non più dal Parlamento in seduta comune.

Scompaiono le province

Viene rimosso dalla Costituzione ogni riferimento alle province, con l’eccezione di quelle di Trento e Bolzano. E’ un passaggio fondamentale nella rimozione di questi enti con le città metropolitane.

Abrogazione del CNEL

La riforma sopprime il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, un organismo nato nel 1948 per fungere da raccordo tra società civile e politica, e diventato sempre più ininfluente col passare degli anni.

Nuove regole per i referendum

Il numero di firme necessario per la presentazione di un disegno di legge passerà da 50mila a 150mila. Vengono introdotti i referendum popolari propositivi e di indirizzo, la cui disciplina è stata rinviata a una successiva legge d’attuazione. Inoltre, per ciò che riguarda i referendum popolari abrogativi, la soglia rimangono sempre le 500mila firme, ma se i promotori ne raccolgono almeno 800mila, allora il quorum si abbasserà: non sarà più calcolato su tutti gli aventi diritto, ma solo sul numero dei votanti alla precedente tornata elettorale.