Se il fronte del “no” dovesse vincere al referendum costituzionale vi sarebbe la perdita di 4 punti di Pil in meno (un calo dello 1,7% rispetto alla stima di un aumento del 2,3%) , 600mila posti di lavoro mancanti e 430mila nuove persone al di sotto della soglia di povertà, il tutto entro il triennio del 2017 – 2019): sono le catastrofiche previsioni elaborate dal Centro Studi di Confindustria e presentate questa mattina a Milano.

A scatenare il putiferio economico sarebbe il clima di caos politico che seguirebbe alla mancata approvazione delle riforme costituzionali: tra gli esiti della situazione vi sarebbero anche la perdita di rendimento dei titoli di Stato, fughe di capitali, e minore fiducia da parte di imprese e famiglie.

Il Paese, già estremamente provato, dovrebbe fronteggiare una nuova grave emergenza economica con inevitabili spinte verso soluzioni populistiche”, questa la posizione di Confindustria, che a tutti gli effetti pare schierarsi a favore della riforma fortemente voluta da Matteo Renzi.

C’è anche chi ha contestato questi numeri, giudicandoli del tutto aleatori e privi di fondamento. Tra questi il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, che ha criticato fortemente l’associazione, mettendone in dubbio la sua onestà intellettuale: “Pur di sostenere la sua ostinata campagna a favore del sì al referendum sulla riforma costituzionale Confindustria, e il suo centro studi, arrivano a prevedere in caso di vittoria dei no le dieci piaghe d’Egitto o quasi, mancano solo le cavallette. Appaiono ridicole e di parte le stime sparate”.

Le ricerche del Centro studi si sono focalizzate anche sulle ricadute del Brexit sul nostro Paese, e anche in questo caso la situazione sarebbe fosca. L’economia italiana dovrebbe andare incontro alla perdita di 0,6 punti di Pil e 81mila posti di lavoro in meno, nelle annate 2016-2017, più un calo di 150 euro del reddito pro capite e un’entrata nel regime di povertà per 113mila persone.