Si continua a discutere del Referendum Costituzionale promosso dal governo Renzi (ancora senza una data certa), e ora arrivano anche le parole di Sergio Mattarella.

Il Presidente della Repubblica, a Sofia per impegni istituzionali in Bulgaria, risponde ai giornalisti che gli chiedono pareri riguardo alle dichiarazioni dell’ambasciatore americano Phillips, che aveva apertamente sostenuto il fronte del “sì” parlando di un’Italia che “deve garantire di avere una stabilità di governo” per attrarre investitori stranieri, ricordando come “63 governi in 63 anni non danno garanzie”.

Mattarella ha cercato di smorzare i toni, continuando sulla falsariga delle sue ultime uscite, nelle quali ha incitato a evitare di personalizzare il quesito referendario, definito come un “passaggio da vivere serenamente .

In ogni caso la ferma posizione del Presidente, non priva di una certa stizza, è stata vista come un modo per mettere a tacere le polemiche riguardo l’ingerenza degli Stati Uniti nella politica interna italiana: “Ogni avvenimento che avviene in un Paese importante, e l’Italia è un Paese importante, è seguito con attenzione anche all’estero. Naturalmente questa considerazione non muta in nulla il fatto che la sovranità sia demandata agli elettori”.

Le affermazioni di Mattarella si accodano a quelle del ministro della Giustizia Andrea Orlando, il quale ha sminuito la portata delle parole del diplomatico americano: “Io vorrei relativizzare queste parole: si tratta solo di un consiglio di un Paese amico, un tratto di riflessione da non mettere al centro della discussione. Il popolo italiano è abbastanza maturo da tenere conto di queste parole nella giusta misura”.

C’è stato spazio anche per un commento al discorso pronunciato da Jean-Claude Juncker oggi a Bruxelles, in merito alle priorità che si deve dare la nuova Unione Europa post Brexit:  ”Non c’è dubbio che la risposta più urgente è dare prospettive per i giovani su crescita e occupazione: questa è l’esigenza prioritaria dell’Unione europea. Risposte non solo al disagio sociale diffuso ma risposte che siano un modo per far comprendere che l’Unione vive per i cittadini“.