La campagna d’opinione che si è sviluppata intorno al referendum costituzionale si arricchisce di nuove polemiche.

A dare fuoco alla polveri è stata Maria Elena Boschi. durante un’intervista concessa ieri a Lucia Annunziata durante la trasmissione In mezz’Ora.
Il ministro, ospite del programma politico di Rai 3, ha infatti annunciato di voler collegare il suo mandato all’esito del referendum, , come detto anche da Matteo Renzi, promettendo di dimettersi nel caso prevalga il fronte del no: “Ci assumiamo insieme la responsabilità. Abbiamo lavorato insieme a questo progetto politico. Quando proponi un cambiamento così radicale ai cittadini, se i cittadini non condividono questo progetto come facciamo a non prenderne atto e a essere coerenti e seri?”

Ma la vera polemica non si è scatenata su questa affermazione o sulla difesa a oltranza della legge elettorale, l’Italicum, che sarà soggetta al voto dei cittadini, quanto sulle parole pronunciate dalla Boschi sulle intenzioni di voto dell’Anpi, l’Associazione nazionale partigiani d’Italia, che si era detto contrario al referendum costituzionale. Secondo il ministro “i partigiani veri, quelli che hanno combattuto, diranno sì alle riforme“, così come dovrebbero farlo anche tanti esponenti dei 5 stelle, di Forza Italia e della Lega”.

Samuele Bersani ha colto la palla al balzo per stroncare sul proprio profilo Facebook il ministro delle Riforme del governo Renzi: “Come si permette la ministra Boschi di distinguere tra partigiani veri e partigiani finti? Chi crede di essere? Siamo forse già arrivati a un governo che fa la supervisione dell’Anpi? È evidente che siamo a una gestione politica sconsiderata e avventurista”.

A raffreddare gli animi ci ha provato oggi lo stesso premier, che a Radio 105 ha sostenuto di non vedere “né gaffe né particolari polemiche. Ci sono veri partigiani che votano sì e veri partigiani che votano no e noi rispettiamo e vogliamo bene a tutti i partigiani, quelli che voteranno sì e quelli che voteranno no“.

Una dichiarazione ecumenica come poche, che è poi stata seguita da una stilettata nei confronti del Movimento 5 Stelle: “Il Pd litiga su tutto, siamo un partito democratico, discutiamo, forse ci si è preso un po’ gusto perché non passiamo una giornata senza discussioni, certo meglio così che le espulsioni per email”. Evidente il riferimento al caso Pizzarotti.