In Cassazione, presso l’Ufficio centrale per il referendum, sono arrivate le 600mila firme raccolte dal Comitato Basta un sì a favore del referendum costituzionale fortemente voluto da Matteo Renzi.

In attesa del controllo degli autografi e della loro legittimità, Matteo Renzi può festeggiare il consenso popolare che l’ingente cifra dimostra, e al contempo anche il relativo fallimento del comitato concorrente, quello a favore del no, che si è fermato a circa 300mila unità.

In realtà, come noto da tempo, il referendum è già stato approvato da tempo perché, rispettando le norme in vigore, è stato proposto da un quinto dei parlamentari (non importa con quale opinione a riguardo) e quindi la Cassazione lo ha ritenuto ammissibile sin dallo scorso 6 maggio.

La battaglia delle firme, di fatto, è servita sopratutto come mossa politica avente come scopo mostrare la partecipazione popolare a una questione amministrativa estremamente importante per il futuro del Paese.

In ogni caso il Comitato Basta un sì potrà partecipare come promotore del referendum, al contrario del rivale, e avrà diritto sia ai fondi pubblici che agli spazi televisivi, per quanto sia probabile che la Commissione di Vigilanza e l’Agcom possano avere da ridire.

Più incisiva invece la possibilità che la Corte accetti o meno i 5 quesiti spacchettati che i Radicali sono ancora intenti a raccogliere presso i parlamentari: la decisione della Cassazione andrà a definire la formula del questionario, a quesito unico o dispiegato in 5 punti.

Nel frattempo il premier si gode anche l’avvenuta opera di persuasione sulla Cgil, che tramite Susanna Camusso ha annunciato che non si schiererà sul referendum costituzionale.

Un nuovo successo della politica di distensione di Renzi, che ultimamente ha cercato anche di placare le polemiche e gli attacchi contro il sindaco 5 Stelle di Roma Virginia Raggi.