Il referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre è di nuovo passato indenne al controllo dei vari giudici che si sono occupati di vagliare i ricorsi proposti contro di esso. Lo scorso 20 ottobre, ad esempio, il Tribunale amministrativo del Lazio aveva respinto un ricorso presentato a causa di una presunta ingannevolezza del contenuto del quesito referendario. In quel caso, il ricorso è stato respinto poiché dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione. Oggi, tra l’altro, il Consiglio di Stato ha respinto l’istanza di sospensiva urgente del referendum costituzionale che aveva presentato il Comitato del No con l’impugnazione della sentenza del Tar del 20 ottobre.

Ma nella giornata odierna è arrivata anche la sentenza del Tribunale di Milano, che ha deciso sul ricorso presentato dal costituzionalista Valerio Onida il giorno 27 ottobre. Il ricorso era incentrato sulla legge istitutiva del referendum (ossia la 352 del 1970), che secondo Onida e gli altri avvocati avrebbe rappresentato una violazione della nostra carta costituzionale nella parte in cui non avrebbe previsto quello che viene definito “spacchettamento” nel ricorso, ossia una suddivisione del quesito in presenza di tematiche tra loro non omogenee. E secondo i ricorrenti il referendum costituzionale del 4 dicembre avrebbe rappresentato proprio una violazione di questo tipo, richiedendo agli elettori di esprimere un solo parole (sì o no, appunto) su cinque situazioni che si presume siano del tutto eterogenee.

L’istanza è stata però respinta dalla giudice civile Loreta Dorigo, che ha deciso di inviare la questione alla Corte costituzionale in quanto “il diritto di voto non pare leso dalla presenza di un quesito esteso e comprensivo di un’ampia varietà di contenuti“. Secondo il Tribunale di Milano, dunque, “deve essere tenuto presente che le disposizioni di una legge di revisione, ancorché quest’ultima si occupi di articoli della Costituzione fra loro diversi e regolanti materie potenzialmente non omogenee, non possono per ciò stesso ritenersi prive di interconnessione“. Il referendum costituzionale sembra essersi salvato ancora una volta dunque.