Il ricorso che Movimento Cinque Stelle e Sinistra italiana avevano presentato contro il referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre è stato dichiarato inammissibile per difetto assoluto di giurisdizione da parte del Tar del Lazio. Il ricorso era stato presentato contestando la presunta ingannevolezza del contenuto del quesito referendario: promotori del ricorso stesso erano stati Loredana De Petris di Sinistra italiana, Vito Crimi del Movimento Cinque Stelle e gli avvocati Giuseppe Bozzi, Luciano Vasques e Vincenzo Palumbo. A detta dei ricorrenti il quesito, così come formulato, avrebbe rappresentato una sorta di spot pubblicitario “tanto suggestivo quanto incompleto e fuorviante, a favore del Governo che ha preso l’iniziativa della revisione e che ora ne chiede impropriamente la conferma ai cittadini, che non meritano di essere ingannati in modo così plateale“.

Una decisione arrivata con urgenza quella del Tar del Lazio, anche perché manca davvero poco tempo al voto per il referendum costituzionale. Per tale ragione, il tribunale amministrativo regionale non si è limitato a giudicare sulla richiesta cautelare ma è intervenuto subito anche sul merito della questione. E questo il motivo della decisione di inammissibilità: “L’individuazione del quesito contestato è riconducibile alle ordinanze adottate dall’Ufficio Centrale per il Referendum istituito presso la Corte di Cassazione ed è stato successivamente recepito dal Presidente della Repubblica nel decreto impugnato“.

Sempre secondo i giudici amministrativi: “Sia le ordinanze dell’Ufficio Centrale per il Referendum sia il decreto presidenziale – nella parte in cui recepisce il quesito – sono espressione di un ruolo di garanzia, nella prospettiva della tutela generale dell’ordinamento, e si caratterizzano per la loro assoluta neutralità, che li sottrae al sindacato giurisdizionale. Eventuali questioni di costituzionalità della legge sul referendum (la n. 352 del 1970), relative alla predeterminazione per legge del quesito e alla sua formulazione, sono di competenza dell’Ufficio centrale per il referendum, che può rivolgersi alla Corte costituzionale“.