Dopo 160 anni siamo alla vigilia di una nuova guerra di Crimea. La logica degli eventi segue il percorso più prevedibile: dopo il referendum in cui i cittadini della penisola sul Mar Nero (foto by InfoPhoto) hanno detto di voler appartenere alla Russia, l’Ucraina è pronta a passare alle vie di fatto militari. Il 18 marzo, mentre il presidente della Russia Vladimir Putin firmava il decreto che riconosce il referendum (successivamente la Duma di Mosca ratificherà l’annessione), sono cominciati i primi scontri militari. Fonti di Kiev comunicano che, in seguito ad una sparatoria davanti ad una base ucraina a Sinferopoli, sono morti due soldati, uno ucraino e uno appartenente alle forze filo-russe. Registrati anche due feriti, sempre uno per parte.

Ma ormai ci si muove verso la guerra armata. Il tenente colonnello Igor Mamciur, dal comando della Marina ucraina nella capitale della Crimea, ha dichiarato all’Ansa: “Siamo in stato di allerta. Abbiamo ordine di sparare a vista su chiunque tenti di entrare qui“.

Nel frattempo, come ha annunciato il ministro degli esteri francese Laurent Fabius, è confermata la rappresaglia diplomatica occidentale: la prossima riunione del G8, originariamente prevista a giugno a Sochi, sarà un G7: la Russia non verrà invitata. Tra le prime conseguenze di questa decisione, è saltato l’incontro previsto per il 19 marzo fra Vladimir Putin e il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy.

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, sta consultando gli alleati sul da farsi. E ha telefonato non al presidente della Commissione europea, ma al vero leader dell’Europa, cioè il cancelliere della Germania, Angela Merkel. Ne sono emerse parole al miele: “C’è un chiaro percorso con il presidente russo Putin per risolvere la crisi con mezzi diplomatici“.

Le parole dei russi sono invece dure nei confronti dell’Unione europea che, come gli Stati Uniti, non ha riconosciuto la validità del referendum. Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha detto: “Questo approccio ostacola l’interazione tra  Russia e Ue su materie che determinano la stabilità e la prosperità dell’Europa“. Traduzione: aspettiamoci un bell’aumento del prezzo del gas che Gazprom fornisce all’Europa, Italia compresa.