Il referendum sulle proposte della Troika apre una serie di scenari e di effetti che oggi sono difficili da ipotizzare. Oggi il risultato più probabile sembra essere quello della vittoria dei Sì, visto che il 70% dei greci afferma di voler rimanere nell’Euro – ed il 57% sarebbe pronto a promuovere un accordo difficile da digerire. Se si verificasse questo scenario Alexis Tsipras è stato chiaro: “Rispetteremo la volontà dell’elettorato, anche se io non sono un uomo per tutte le stagioni“.

Questa dichiarazione può essere letta in due modi: Tsipras formalizzerebbe l’ok della Grecia alle proposte dei creditori – che però forse scadono alla mezzanotte di oggi – e poi si dovrebbe dimettere – e quindi dovrebbero essere indette nuove elezioni nel giro di un mese. E secondo tutti i sondaggi Syriza rivincerebbe le elezioni, forse con un mandato ancora più ampio del precedente. Ma nel frattempo non si sa cosa succederebbe, lo scenario più probabile è quello di una specie di fallimento controllato del paese – che comunque verrebbe fatto restare nell’Euro (è un’ipotesi a cui starebbe lavorando Schauble di cui si sa ben poco). L’alternativa potrebbe essere un governo di unità nazionale – non più guidato da Tsipras – per applicare l’accordo con la Troika. In questo caso sarebbe difficile non includere i voti del centrodestra di Nea Demokratia – ma questa ipotesi risulterebbe piuttosto indigesta a Syriza.

Se vincessero i no – l’esito che vorrebbe Tsipras – il premier greco vorrebbe ripresentarsi a Bruxelles per negoziare un accordo migliore forte del risultato referendario. Difficile però che trovi qualcuno pronto ad accettare il piano proposto dai greci, vista la scarsissima credibilità del governo Syriza a livello europeo, frutto delle tante giravolte fatte dal duo Tsipras-Varoufakis. Una vittoria del no potrebbe comunque portare a nuove elezioni, perché il presidente della Repubblica Prokopis Pavlopoulos – uomo del centrodestra di Nea Demokratia – potrebbe dimettersi. E la conseguenza immediata sarebbe un nuovo vuoto.

Tutti gli scenari, tranne quello del governo di unità nazionale, creano un quadro di instabilità che non potrà che avere effetti negativi sull’economia, perché potrebbe aprire il fuoco della speculazione – e la prima a rischiare sarebbe l’Italia con il suo debito pubblico monstre. L’unico modo per evitare questa situazione è quello di firmare un accordo – a tutti i costi -, anche se transitorio, per evitare il default greco.