La vittoria del fronte del No al referendum costituzionale ha provocato come prevedibile delle importanti conseguenze sull’andamento dei mercati finanziari e su Piazza Affari.

Nonostante i sondaggi avessero già predetto con largo anticipo l’esito della consultazione popolare, la Borsa di Milano ha comunque aperto con un calo piuttosto ampio dell’1,8%, salvo poi riprendersi velocemente, assestandosi in questo momento intorno all’1%.

A scontare le dimissioni del premier Matteo Renzi sono sopratutto i titoli bancari, tra cui spicca per ovvie ragioni Monte dei Paschi di Siena, attualmente sospesa per eccesso ribasso, che già settimana scorsa aveva lasciato sul terreno il 5%, mentre Ubi Banca aveva fatto segnare un 4,6% negativo.

A preoccupare sono anche Banca Popolare al -4,6%, Bpm al -4,7%, Ubi Banca al -3,5%, Fineco al -2,7%, Mediobanca al -2,6% e Intesa Sanpaolo al -2,3%.

La sofferenza di Monte dei Paschi di Siena è acuita anche dalla necessità di una ricapitalizzazione pari a 2 miliardi di euro che era prevista per la settimana in corso, obiettivo che pare essere sfumato

Sembra invece andare contro il flusso generale Eni, che sta guadagnando tra lo 0,5 e l’1%, seguita da Italgas al +0,3% e Saipem allo 0,6%.

Le borse europee sembrano aver reagito bene all’instabilità politica italiana dopo il voto del referendum costituzionale: Parigi ha perso lo 0,4%, Londra lo 0,3% e Madrid lo 0,8%.

Sale anche lo spread, che ha raggiunto quota 177 punti, per quanto non si siano toccate le punte più recenti.

Insomma, una situazione attualmente instabile ma non catastrofica come avevano fatto presagire alcuni scenari della vigilia: il rischio del panic selling è stato evitato, ma le incognite sul futuro politico italiano non confortano molto gli azionisti.